....BRESCIA E LA MUSICA....

  • Bibliografia e musicologia     di Oscar Mischiati

«Note d’archivio per la storia musicale», III, n.s., 1985, pp. 171-192.

Il grande sviluppo che la ricerca storico-musicale ha avuto nell'ultimo secolo ha determinato, quasi per necessità di cose, il sorgere di una nuova disciplina: la bibliografia musicale. È indubbio che quest'ultima, proprio per il suo compito istituzionale di raccogliere, documentare, descrivere e classificare la produzione libraria musicale o attinente alla musica, stampata o manoscritta, è scienza ausiliaria: vuoi di specifici interessi musicali, vuoi di interessi storici, critici, scientifico-speculativi e simili sulla musica(1).
Non si riesce cioè ad immaginare una bibliografia musicale come disciplina autonoma, al di là, si capisce, di quelle norme di tecnica descrittiva che, comunque, pur discendendo da una codificazione di una prassi per certi versi più che centenaria, sono continuamente soggette a modifiche e ad affinamenti in funzione del mutare della sensibilità storica: basterebbe pensare alla somma di informazioni che alle fonti musicali del passato oggi si richiedono dal punto di vista di una corretta prassi esecutiva, per capire come sia diverso l'approccio anche meramente bibliografico che poteva avere, ad esempio, Robert Eitner cento anni fa con un manoscritto seicentesco rispetto al musicologo sensibile ed avvertito dei giorni nostri(2).
La necessità quindi per i repertori bibliografici di essere redatti con vigile senso della storia e con un'attenta ed attiva integrazione al mondo degli studi e della pratica musicali e della cultura umanistica(3) balza evidente sfogliando, ad esempio, i volumi del RISM, in particolare quelli dedicati agli stampati(4).
Un primo elemento di contraddizione con le esigenze sopra delineate è quello della incompletezza o semplificazione dei titoli originali(5). Normalmente, infatti, le edizioni musicali del passato (perlomeno fino a tutto il '700) recano sul frontespizio non solo il titolo che definisce il contenuto dell'opera, ma anche informazioni sull'autore, sulla sua patria e sulla sua professione, quando non addirittura il nome e le qualifiche del dedicatario, come ad esempio:

Joannis Petri (A)loisii Praenestini in Basilica S. Petri de urbe Cappellae Magistri Missarum Liber Primus (Roma 1554, Valerio & Luigi Dorico)

oppure:

Messa, Vespro, Motetti et Letanie della B. Vergine da cantarsi a otto voci, con uno avertimento nella parte continuata per l'organo di Bastiano Miseroca da Ravenna Mastro di Capella & Organista della Collegiata di S. Paolo di Massa Lombarda. Libro Primo (Venezia 1609, Ricciardo Amadino)

L'eliminazione di tutto quanto riguarda l'autore (cioè delle parti non in corsivo degli esempi citati) fa certo risparmiare spazio ma sottrae una somma di informazioni che anche esse appartengono alla storia della musica e non sono affatto, nella generalità dei casi, scontate.
Altro elemento discutibile sotto il profilo metodologico è quello dell'assenza di qualsiasi referenza a precedenti repertori bibliografici: il RISM cioè sembra un fiore sbocciato nel deserto'(6). È vero che esso rappresenta la quintessenza dello sforzo combinato di centinaia di schedatori alle prese con altrettanti archivi e biblioteche(7); ma è stata somma imprudenza aver voluto prescindere dai numerosi cataloghi e repertori, alcuni dei quali redatti in maniera eccellente, di cui può disporre la nostra disciplina(8). Gli infortunii, per una tale incongruenza metodologica, non si contano. Emblematico; al proposito, è il caso dell'antologia Il primo libro de mottetti a 1-4 voci de diversi eccellentissimi auttori raccolti dal M.R.P.D. Stefano Coradini da Sassollo monaco camaldolense... che in RISM B I sotto la data 16243 viene descritta di «4 vol. in 8°, 10 p.» e come comprendente gli autori: G.F. Anerio, St. Bernardi, D.D.A.C., C. Filago, G. Ghizzolo.
In realtà la pubblicazione fu assai più corposa, risultando di 5 fascicoli: C.A.T.B. e B. per l'organo, rispettivamente di pp. 48, 9, 28, 20 e 43, e comprendente complessivamente 31 composizioni di ben 16 compositori, come si può vedere dalla descrizione figurante in R. EITNER, Bibliographie der Musik-Sammelwerke des XVI. und XVII. Jahrhunderts, Berlin 1877 (Reprint Hildesheim 1963, Olms), p. 272 (1624a).
Il lettore si interrogherà sulle ragioni di tanta discrepanza; probabilmente - cerchiamo di ricostruire l'accaduto - lo schedatore del RISM ha compiuto lo spoglio sull'esemplare di Bologna constante della sola parte di Alto; ma, appunto, per le edizioni seicentesche di musica «concertata» a numero variabile di voci, il contenuto dei singoli fascicoli è diverso l'uno dall'altro e per avere il «totale» è spesso necessario riferirsi a quello del basso continuo(9). Vero è che l'esemplare berlinese utilizzato da Eitner oggi non è più reperibile; ma di quello, pure completo, della Westminster Abbey di Londra, puntualmente elencato dal RISM, è disponibile la descrizione nel catalogo redattone da William Barclay Squire in appendice a «Monatshefte für Musikgeschichte» del 1903(10).
Ma stabilito il principio che il repertorio è frutto di una nuova schedatura dei fondi, sarebbe stato doveroso fornire le segnature di collocazione, soprattutto nei casi di esemplari individuati espressamente dagli schedatori del RISM, come sembra sia stata la regola nelle biblioteche non specializzate, dove le opere musicali sono disperse nei vari fondi e dove non è disponibile uno specifico schedario o catalogo musicale aggiornato. Risultato pratico è l'impossibilità di accertare l'attendibilità delle segnalazioni del RISM: più volte la richiesta di informazioni o di riproduzione di esemplari elencati dal RISM in determinate biblioteche (ad esempio Bassano del Grappa, Bergamo, Torino) ha ricevuto dalle rispettive direzioni riscontro negativo.
Altro aspetto singolarmente trascurato è l'ortografia dei nomi italiani. Benché l'onomastica italiana offra esempi di varietà e di elasticità (di regola legati a differenze regionali), essendo possibile la legittima convivenza di Bonifacio e Bonifazio, Giacomo e Jacopo, Nicola e Nicolò (anche Niccolò), tuttavia è oggi pacifico che si debba, ad esempio, tralasciare la h etimologica (quindi Ippolito o Ortensio, non Hippolito, Hortensio), oppure normalizzare le forme antiquate Florentio, Innocentio, Lucretio, Tiburtio, Vincentio rispettivamente in Fiorenzo, Innocenzo, Lucrezio, Tiburzio, Vincenzo e simili. Viceversa nel RISM si assiste alla più variopinta e caotica fluttuazione di arcaismi e latinismi del tipo: Aloisio, Ambrosio, Anthonio, Archangelo, Dominico, Gaietano, Geronimo, Gioseffo o Gioseppe o Iseppo, Fillippo o Philippo, Flamminio, Margarita, Matthia, Peregrino, Roggerio, Romulo, Salvadore, Steffano, Thomaso o Tomasio, Vicenzo ecc. che sembrerebbe pacifico e doveroso normalizzare rispettivamente in Luigi (o Alvise, se la fonte è veneziana), Ambrogio, Antonio, Arcangelo, Domenico, Filippo, Flaminio, Gaetano, Girolamo, Giuseppe, Margherita, Mattia, Pellegrino, Romolo, Ruggero, Salvatore, Stefano, Tommaso (o Tomaso), Vincenzo(11).
Non minorì sono le incogruenze per quanto riguarda i cognomi; oltre ai frequenti latinismi, come si vedrà più oltre, nessuna regola è seguita per, quelli composti con preposizione semplice o articolata. In questi casi si deve osservare se essa faccia nesso con il sostantivo, così da esserne parte integrante ed avere quindi funzione di esponente, oppure, come in molti cognomi nobiliari, sia soltanto segno d'appartenenza alla famiglia (ad esempio: de' Medici), rendendo con ciò necessaria l'inversione(12). È quindi corretto trovare nella lettera D: Dall'Abaco, Della Ciaia, Del Buono, Della Faya (recte: Della Faia), Del Turco; sorprende invece non trovarvi anche Alfonso Dalla (o Della) Viola, Alberto da Ripa (registrato sotto Alberto), Antonio Del Ricco, i Di Maio(13); è discutibile trovarvi Degli Antoni che, a rigore, dovrebbe andare sotto la lettera A. Non conosciamo le regole per i nomi stranieri: noteremo tuttavia la discrepanza tra Filippo de Monte nella D e Rinaldo del Mel sotto la M.
Inspiegabile poi è il fatto che taluni cognomi siano accompagnati dalla città d'origine del musicista, senza che tra i due elementi vi sia nesso obbligato, come sarebbe in certi cognomi nobiliari (Capitani d'Arzago, Benso di Cavour, Radicati di Passerano, Taparelli d'Azeglio ecc.); sono i casi di Francesco Braibanzi da Lonzano (identificabile con Longiano), Gio. Antonio Cirullo d'Andria, Cortesì da Montefalco, Francesco Costanzo da Cosena (sic per Cosenza?), Fattorin da Reggio (il cui nome era Domenico)(14), Innocentio di Paula di Catanzaro (registrato sotto la I), Bernardino Marcello di Capua, Pietro Migali da Lecce, Benedetto Serafico di Nardo (registrato sotto quest'ultima parola, recte Nardò), Vincenzo Neriti da Salo (recte: Salò), Giovanni Domenico Del Giovane da Nola (registrato sotto quest'ultima parola!), Enrico Radesca di Foggia, Francesco Renzo di Lecce, Emidio Rossi di Loreto, Pietro Trossarello di Bene (molto probabilmente Bene Vagienna).
Ma le carenze più vistose, se possibile, si debbono constatare a proposito della lingua latina. Poiché moltissimi titoli (soprattutto di musica sacra) sono redatti in tale lingua, con relativa declinazione del nome dell'autore al genitivo o all'ablativo, la loro riconduzione alla forma volgare oggi in uso avrebbe dovuto essere coerente e regolare, soltanto nei casi dubbi riportando tra parentesi la lezione dell'originale. Viceversa si assiste ad uno strano alternarsi di errori veri e propri e di incertezze: in taluni casi è riportata la forma originale tra parentesi, anche senza necessità, in altri si assiste ad un penoso adattamento «ad orecchio».
Eccone alcuni esempi:
Aloysi (Aloysius) Giovanni Battista: la forma normalizzata dovrebbe essere Aloisi e tra parentesi andrebbero le tre lezioni attestate negli originali: Aloysius, Alouisius, Alouisio;
Binaghi (Binago) Benedictus (Benedetto): qui letteralmente la confusione è al colmo! Oltretutto la forma Binago, trattandosi di cognome lombardo, sarebbe perfettamente legittima;
Biandrà Giovanni Pietro (De Blandrate), Grillo (Gryllus) Giovanni Battista, Guglielmo (Guilhelmus) Veneziano, Graziani (Graziani) Bonifacio, Lambardi Girolamo (Hieronymus): tutte specificazioni assolutamente superflue;
Quintiani (Quintiani) Giulio Cesare e Lucrezio: la forma normalizzata deve essere Quinzani, esattamente come il toponimo Quinzano, la forma arcaica Quintiani essendo chiaramente debitrice della matrice latina(15).
Oppure il cognome è ridotto al nominativo: Aegidius Bassengius, Melchior de Cremaschis, Josephus Gallus, Bernardinus Garullus, Theodorus Leonardus, Mathaeus Melissa, Franciscus Pappus, Michael Sambucus, Salvator de Santa (sic) Maria, Guilelmus Sitibundus, Alexander Thadei, Gregorius Urbanus oltre a Victorius Raimundus (corrispondente a Vittorio Raimondi, che nel Nuovo Vogel diventa addirittura Raimondo Vettore!)(16) e a Victorinus Santolius (dove, ahimè, c'è scambio di nome e cognome, come si evince dal titolo stesso riportato in extenso: Hymni sacri et novi. Autore (sic) Santolio Victorino...)(17)
Ma non mancano i casi lasciati, per così dire, a mezza strada:
Anello Antignano (A 1079 sub voce: Anello!): dove Anello, più comunemente Aniello, è il nome! Caroli Berti: cioè Carlo...; Lucio Bosso: cioè Bossi; Didaco Mensa: cioè Diego; Giovanni Paduani (G 2491 sub voce: Giovanni!): cioè Padovano; Benedetto Regio: cioè Re; Teodorico Sistino: forma assai improbabile trattandosi di edizione di Amburgo del 1608; Jacobo Stephani: dicasi altrettanto per un'edizione di Ratzeburg del 1678.
Tutti casi certamente singolari, anche per la loro frequenza. Ma davvero fuori del comune è Anglus Petrus Philippus (schede A 1228-1231 appunto sotto Anglus): che altri non è che Peter Philips inglese, ovviamente latinizzato nel frontespizio delle sue Cantiones sacrae ecc. (cfr. anche P 1973 e segg. )(18).
Altra penosa storpiatura è quel Gaietano Fabritius (F 41) che altri non è che Fabrice Marin Caietain (C 25)!(19)
E sono le medesime carenze linguistiche che emergono nelle dizioni errate o stravolte di alcuni titoli: il Completorium di Adorno (A 308) è «iuxta romanam (non: romanum) curiam»; la Missa di Gio. Francesco Anerio (A 1117) è «Paulina (non: Paumina) Burghesia» (appunto essendo dedicata a papa Paolo V Borghese); le Sacrae cantiones di Gio. Giacomo Arrigoni (A 2489) sono «cum basso ad organum (non: ad organo)»; 1'Acroama missale di G.B. Bassani (B 1225) dovrebbe essere «associatis duobus violinis (e non: associatas duobus)»; 1'Apparatus di Georg Muffat (M 8128) «venalis habetur (non: habetus)».
Più arcano, a prima vista, il caso di Placido Titi (T 845) con quel «Modulatoris missarum quinis vocibus concinendarum liber primus»; tutto appare chiaro leggendo il frontespizio nella sua integrità: D. Placidi Titi perusini olivetani in Monasterio Montis Oliveti Clusurarum organi modulatoris Missarum ecc.(20)
Caso che trova riscontro nella scheda L 3089, dove, sotto la caotica dizione Lupi (Lupus) Johannes (Jean), si legge: Chori Sacrae VirginisMariae Cameracensis magistri musice, cantiones (que vulgo motetta nuncumpantur)... liber tertius; necessariamente tutto quanto precede la virgola è riferito ad un iniziale Io. Lupi(21).
Davvero difficile rendersi conto di come sia venuto fuori Paolo Agostino De Ferraris: questo frate servita di Codogno è indicato nel frontespizio in latino (D 1323), all'ablativo, come Paulo Ferrario e in quello in italiano (D 1324) come Paolo Ferrari; non esistendo altre opere sue, è inspiegabile sia la presenza del secondo nome (Agostino), sia la forma latina del cognome(22).
E così dai casi pressoché analoghi di originarie dizioni latine Donato de Benedictis, Francisco de Bonis e Laurentio de Laurentiis dovevano sortire rispettivamente Donato Benedetti (e non De Benedictis, D 1285), Francesco Boni (e non De Bonis, D 1287) e Lorenzo Lorenzi (e non De Lorenzi, D 1496/7).
Curioso altresì il caso del compositore il cui nome normalizzato suonerebbe Barthélemy Le Comte: sotto Comes, conte c'è il rinvio a Il Conte, che non figura; viceversa lo si trova quale Bartholomei (sic) El Conte (E 596); il frontespizio recita: El Conte Bartholomei Comitis Gallici eccellentissimi musici Motetta(23)...
Arduo poi voler assumere sotto Joannes Gallus chi o meglio coloro che venivano denominati Metre Jehan (e forme affini tralasciate dal RISM: Mestre, Maistre Jan, Jhan)(24); oltre infatti alle identificazioni da tempo pl o­poste con Jan Gero e Jean Le Cocq, è possibile anche quella con Giovanni Nasco, dacché quest'ultimo si firmava Maistre Jan nei documenti dell'Accademia Filarmonica di Verona(25).
Misterioso è poi vedere L'Hoste da Reggio denominato Spirito, evidente confusione con Gasparo Pratoneri soprannominato Spirito.
Ancor meno spiegabile vedere registrati sotto il nome Francesco, anziché sotto il cognome, Fiamengo (F 1598) e Ricciardo (F 1599)(26).
Non meno sorprendenti sono anche gli sdoppiamenti - diciamo così - di singole figure: Giulia Abondante figura anche sotto Abundante (ed è il caso di dire: ad abundantiam!); Spirito Anagnino (A 1031/32) è registrato anche sotto la forma storpiata Agnanino (A 397), come succede per Ludovico Busca (B 5111/12) e Bresca (B 4342) e anche per Michelangelo Amadei (A 897/98) e Adami (A 282 scheda coincidente con A 898); Gio. Antonio Bertola e Bertoli (B 2161, 2163) sono la stessa persona e così Martino Betti e Bitti, Guillaume Boni e Guglielmo Bono, per non dire di Ascanio Maione e Mayone, come di Lorenzo Rossi e De Rossi Abbate romano (sic); mentre si è già detto di Philips/Anglus, resta da considerare Lorenzo Gaetano Zavateri figurante anche sotto Lavateri (L 1130): essendo il frontespizio dell'opera (i Concerti da chiesa e da camera, opera prima) inciso su lastra, evidentemente l'elegante ghirigoro del corsivo è alla fonte dell'errata lettura (dove tuttavia la sostanziale differenza delle iniziali di Lorenzo e Zavateri avrebbe dovuto mettere in guardia il superficiale schedatore). Ma, come spesso si usa dire, le disgrazie non vengono mai sole: anche la sottoscrizione figurante in calce al frontespizio in tutte lettere «Jacobus Pauia deli­neauit» viene incomprensibilmente stravolta in «delinquit»!(27) La scarsa dimestichezza con il latino e con la prassi degli incisori è alla base di un'altra imprecisione a proposito della seconda opera di Zavateri (scheda Z 106), laddove, di seguito al titolo, tra parentesi si legge: Pesaro, Franciscus Lombardi Pisauri sculp.; quel Pisauri non è il secondo cognome, ma il nome latino di Pesaro al genitivo locativo.
Ma ci sono anche personaggi che si vedono scambiato il nome con il cognome: tale il caso di Alessandro Di Costanzo che, chissà perché, è diventato Costanzo Di Alessandro (D 2287); Salvatore Di Cataldo è registrato sotto Salvatore (come succede anche nel Nuovo Vogel, cosi come Bartolomeo de Selma y Salaverde, ad onta dei due cognomi, è registrato sotto Bartolomeo (B 1146)!(28)
Una più avvertita dimestichezza con la letteratura musicologica avrebbe permesso di evitare altre imprecisioni(29); ad esempio, è da tempo che abbiamo segnalato come i due cicli di passioni (edite nel 1583 e nel 1595) di Gio. Matteo Asola sono indipendenti e che, in particolare, la Christi locutio del 1595 (A 2549, ma l'esemplare di Roma/S. Cecilia non esiste) non può essere ritenuta una ristampa di quella del 1583 (A 2548, che è da collegare al ciclo costituito dalle opere classificate come A 2552-2554), mentre fa parte dell'Officium Maioris Hebdomadae del medesimo anno 1595 (A 2596)(30).
Ancor più risaputo il fatto che di Don Giovanni Scipione si conoscono soltanto le copie manoscritte settecentesche dei frontespizi e gli avvertimenti delle sue due opere cembalo-organistiche, leggibili nella miscellanea martiniana P 124 di Bologna(31); le due schede S 2608 e 2609 non hanno quindi ragione di essere in questa sede. Interrogativo analogo suscita la presenza degli autori di trattati teorici come Andrea da Modena (A 1074), Alfonso Bovio (B 4030), Matteo Coferati (C 3266), Giovanni Padovano (G 2491), G.B. Rossi (R 2740), Lucas Ruiz de Ribayaz (R 1249), Tomas de S. Maria (S 891) e Gasparo Zanetti (Z 73), già registrati in RISM B V1(32).
Decisamente sconcertante è poi vedere trasformato in nome d'autore una indicazione di genere: infatti per i solerti compilatori del RISM un certo Batello (B 1241) appare come autore non meglio specificato di canzoni, quando in realtà si tratta di Canzoni da batello, debitamente registrate adespote da J. Ecorchevìlle!(33)
Ma se da un lato c'è l'eccesso che spinge a distinguere Abondante da Abundante, come s'è visto, dall'altro si assiste alla pacifica sussunzione sotto Giulio Caccini del Fuggilotio musicale che, viceversa, è opera di un D. Giulio Romano che, appunto perché Don, nulla ha a che fare con Caccini il cui soprannome era Giulio Romano, come ha fatto vedere H.W. Hitchcock(34). E cosi anche è da ritenere errata l'identificazione di Alessandro Romano con Alessandro Merlo, anche se in questo caso si tratta di equivoco di vecchia data(35).
Sed de hoc satis!Passando a considerare le singole schede nella loro specificità, moltissimo ci sarebbe da dire, ma ci limiteremo ad alcune osservazioni, tuttavia sufficienti per indicare anche qui l'incertezza della metodologia. Ad esempio, è curioso vedere integrati in italiano titoli in latino: così i Responsoria [a 4 v.] di Felice Anerio (A 1082) o il Sacrarum cantionum [a 5 v.] liber primus di Costanzo Antegnati (A 1259) o il Secundus liber di G.M. Asola (A 2543); per converso Luigi Gatti (G 569) appare autore di un Offertorio in Es a quattro voci, dove evidentemente quell'Es è la dizione teutonica per Mi bemolle!
Per le varie tirature delle edizioni Luigi Marescalchi & Carlo Canobbio, incise da Innocente Alessandri e Pietro Scataglia, delle opere di Pasquale Anfossi (A 1137 e segg.), sia lecito rinviare alla sistemazione bibliografica offerta in altra sede(36). Il che offre il destro per precisare che l'isolato Minuetto (A 1220) di Gasparo Angiolini non è edizione autonoma ma fa parte della Raccolta di ventiquattro Minuetti pubblicata dagli stessi editori.
Gli editori del Secondo Libro delle Laudi di Giovanni Animuccia figurano (A 1238) quali «eredi di Antonio Blado (Camerali)»; non si tratta di secondo cognome, ma della qualifica di «stampatori camerali», cioè della Reverenda Camera Apostolica.
L'opera di Paolo D'Aragona (A 1307) non esiste a Bologna, dove invece si trovano gli esemplari delle opere di J.S. Bach III. Theil der Clavierübung (B 488), dell'Offerta musicale (B 520) e dell'Arte della fuga (B 522)(37). Le Missae (A 2505) di Gio. Matteo Asola sono date come esistenti a FZac complete e a FZd mancanti del Tenor: si tratta dello stesso identico archivio, quello Capitolare di Faenza, dove appunto sussiste l'esemplare incompleto(38). Dello stesso autore è curioso vedere gli Introitus a quattro voci (A 2598) specificati nel fondo di Cappella Giulia alla Biblioteca Vaticana come consistenti di S.1, S. II, A.T.B.: il che farebbe cinque voci, ma si tratta di due copie del Cantus!(39). E sempre del medesimo autore la Vespertina omnium solemnitatum psalmodia a 12 v. (A 2581) non fu affatto pubblicata in St., cioè in parti separate, ma in tre libri corali in folio (uno per coro), quindi in Chb.(40)
I Concerti di Antonio Badi(i) apparvero nel 1610, non nel 1510(41).
Sotto G.B. Bassani si noti che le schede B 1194 e 1197 vanno unificate quale stessa ristampa dell'opera XI; inoltre le sigle I-Rlc in B 1179 e I-Plp in B 1224 non figurano nel relativo elenco all'inizio del volume (la prima può essere sicuramente identificata con la romana biblioteca Corsiniana)(42). Nella scheda B 3606 c'è un ib(idem) erroneo, non risultando J. Walsh attivo a Bologna; B 3625 è stampata per errore 3652; l'opera III di Gio. Maria Bononcini (B 3627) è qualificata come completa a Bologna nelle parti di Viol. I e II, Violone e B.c., mentre l'esemplare londinese della British Library comprende anche una parte di Viola; la successiva scheda B 3633 relativa all'op. VI accoppia curiosamente l'editore bolognese Giacomo Monti con la «stampa del Gardano».
Se sorprende vedere ignorato l'esemplare della British Library dei Recerchari (C 1574) di Marcantonio Cavazzoni, ancor più stupefacente è vedere indicato Girolamo Scotto quale editore del secondo libro d'intavolatura di Girolamo Cavazzoni (C 1572), che tutto lascia supporre prodotto dallo stesso editore del libro primo, cioè Bernardino Vercellese(43).
Gli esemplari bolognesi delle opere di Giorgio Gentili (G 1582, 1583) non esistono; le schede relative figuranti nel catalogo Gaspari sono frutto di un equivoco chiarito in altra sede(44); è comunque evidente che qualcuno ha spedito a Kassel non una scheda redatta direttamente sugli esemplari, ma più comodamente (e distrattamente) copiando il catalogo.
I Motecta di Francisco Guerrero non possono essere stati editi a Venezia nel 1547 da Giacomo Vincenti; evidentemente la scheda in questione G 4866 va sussunta sotto G 4877 che appunto contempla un'edizione del Vincenti, ma del 1597.
Del tutto senza ragione è vedere l'opera XVI di Pietro Lappi (L 692) qualificata come ristampa dell'opera XII (L 691).
L'esemplare bolognese delle Messe d'intavolatura di Claudio Merulo (M 2373) non esiste ed è un errore che risale alla Bibliografia della musica strumentale del Sartori(45).
Le due schede S 2827 e 2832 si riferiscono entrambe alla stessa opera, il Completorium a tre cori di Michelangelo Serra(46). I salmi, infine, di Pellegrino (non Peregrino) Valla apparvero nel 1589, non nel 1639(47).
Se questo florilegio di imprecisioni è sufficiente per caratterizzare la serie A 1 del RISM(48), altrettanto può dirsi della serie B.
A cominciare dal primo volume, dedicato alle antologie a stampa dei secoli XVI e XVII(49), compilato senza tenere troppo conto né della Bibliographie di Eitner citata, né del meritorio rifacimento di Alfred Einstein della parte dell'opera del Vogel dedicata appunto alle antologie(50); si sarebbe potuto evitare, ad esempio, di datare le Canzoni frottoli et capitoli ... libro primo de la croce al 1531 anziché, com'è giusto, al 1533.
Né meno discutibile è l'aver limitato i rinvii alle sole ristampe inalterate, quando un'intera serie di antologie ha goduto lunga fortuna attraverso riedizioni più o meno rielaborate: così 15718 e 157319, 15744 e 15826, 15751 e 15821, 15839 e 15873, 158310 e 15918, 158311 e 15868 e 16008, come l'incredibile successo della Spoglia amorosa (15845) attraverso ben cinque successive riedizioni: 158518, 158815, 159016, 16024, 160713 oltre all'edizione divergente 159215 ristampata 16009, ecc.
Tra le lacune più vistose (e quindi inspiegabili) sono da segnalare i libri d'intavolatura di Marcantonio (1523) e Girolamo Cavazzoni (libro I, 1543), il Tratado de glosas (1553) di Diego Ortiz, il Libro de cifra nueva (1557) di Luys Venegas de Henestrosa, la prima edizione (1568-69) del Fronimo di Vincenzo Galilei, il Vero modo di diminuir di Girolamo Dalla Casa (1584), tutti contenenti versioni «intavolate» o «diminuite» di composizioni vocali (talvolta anche strumentali) di più autori, cui si possono aggiungere Il primo libro de recercari (1577) di Cristofano Malvezzi (contenente un ricercare dello Zazzerino, id est Jacopo Peri) e la Musurgia Universalis (1650) di Athanasius Kircher, vera e propria antologia di testi musicali.
Tre titoli sono invece da espungere: 15831, 158313 e 15953, in quanto non di antologie si tratta, ma di edizioni individuali pubblicate anonime perché i loro autori, essendo gentiluomini, non potevano apparire dediti ad alcunché di lavorativo: di quelle del 1583 è autore infatti Guglielmo Gonzaga duca di Mantova e di quella del 1595 il conte Alfonso Fontanelli, gentiluomo alla corte estense(51).
Sono altresi da espungere 161515 e 161713 in quanto la dizione Aria del (o di) Gazella figurante nell'originale (Li diversi scherzi di Antonio Cifra) non indica l'autore della composizione, ma l'utilizzazione di un'aria tradizionale in tutta analogia all'Aria di Romanesca o di Ruggiero parimenti utilizzate dal Cifra.
Difficile rendere conto in dettaglio delle inesattezze degli spogli e delle improprietà ortografiche(52); a mero titolo di esempio: in 15631 Sieluzo (recte: Vincenzo) Ruffo, in 15728 una conazone (recte: canzone), in 15852 R. Rocco (cioè, Rocco Rodio)(53), in 158817 L'amorosa Eto (recte: Ero), in 15919 L. Massi (recte: Mazzi), in 16222 G.M. Viadana (evidentemente Giacomo Moro da Viadana) ecc.
Né si è posto attenzione al fatto che, riducendo il nome alla sola lettera iniziale, potevano sorgere casi di omonimia, come in effetti accade con Heinrich e Hermann Finck, Annibale e Antonio Coma, Girolamo e Giulio Belli, Valerio e Vincenzo Guami, Orazio e Orfeo Vecchi.
Se poi passiamo a considerare i due volumi dedicati alla teoria e alla letteratura musicali (serie B VI)5(54), non minori sono le sorprese e le perplessità. Ed è singolare, dato che questo ramo della bibliografia musicologica è uno dei più antichi, annoverando già pregevoli repertori nel '700 quali quelli di Johann Jakob Adlung e Johann Nikolaus Forkel, rifusi nel secolo scorso da Carl Ferdinand Beckér(55), senza contare gli eccellenti e dettagliati cataloghi di grandi biblioteche quali quelle di Bologna, di Madrid e di Washington, oltre a quelli delle collezioni Cortot e Hirsch(56). Tutti precedenti, a quanto pare, pacificamente ignorati nella fiduciosa prospettiva dei risultati dei volonterosi - anche se, come si è visto, spesso disattenti - schedatori(57). I redattori del RISM non sono stati nemmeno sfiorati dall'idea di predisporre, sulla base dei citati cataloghi e repertori, uno schedario o repertorio generale che fosse di riferimento per l'individuazione degli esemplari, soprattutto nelle biblioteche di cultura generale(58). Ma per dare la misura della qualità del lavoro che ci troviamo di fronte è senz'altro emblematico il modo con il quale vi figura uno dei fondatori della nostra disciplina: padre Giovanni Battista Martini. Innanzitutto vi è ignorata la duplicità di edizione - in quarto e in folio - della Storia della musica; inspiegabilmente della Dissertatio de usu progressionis geometricae in musica sono elencate tre edizioni: s.l.n.d., s.l. (1766) e s.l. 1775. Viceversa è ignorato che essa apparve nei «Commentari dell'Istituto delle Scienze di Bologna», tomo V, parte II (Bologna 1767, L. Dalla Volpe), pp. 372-394. Correttezza metodologica avrebbe preteso la localizzazione di tale periodico nelle varie biblioteche (a cominciare dalla Biblioteca Universitaria di Bologna, depositaria in linea diretta dell'ente editore!); lo scritto ebbe anche - com'è prassi da allora per i periodici - una tiratura a parte sprovvista di note tipografiche; sono di questa gli esemplari censiti nel RISM e classificati secondo datazioni presuntive formulate approssimativamente dai bibliotecari locali del secolo scorso o dagli incauti schedatori del RISM.
Sono poi attribuiti indebitamente al Martini le Leggi presentate dall'Accademia de' Filarmonici (Bologna 1773) e le Lettere di un accademico filarmonico sull'Eximeno (sic),opera quest'ultima di Vincenzo Olivieri, come del resto risulta nello stesso volume del RISM a p. 626 con il frontespizio riprodotto più correttamente.
Anche della Serie cronologica dei principi dell'Accademia de' Filarmonici di Bologna sono curiosamente elencate due edizioni coeve, mentre una sola ebbe effettivamente luogo quale appendice al «Diario bolognese per l'anno 1776» pubblicato da Lelio Dalla Volpe, dove essa figura anonima; come tale, corretta metodologia avrebbe richiesto che venisse considerata. La paternità infatti di Padre Martini non solo non è attestata da alcuna fonte antica, ma viene del tutto esclusa quale risultato di recentissime indagini di Sergio Durante(59).
Di fronte a simili carenze sistematiche può apparire futile indicare gli esemplari non elencati o i manoscritti scambiati per opere a stampa, com'è il caso del Compendio musicale di Bartolomeo Bismantova (pag. 151) o dell'esemplare bolognese dell'Anticribratio musica di Paul Siefert (pag. 782). A questo scrìtto, assieme a quello che lo occasionò: il Cribrum musicum di Marco Scacchi, sembra restringersi per il RISM la polemica tra il musicista romano e il collega tedesco, mentre essa si sviluppò in più opuscoli che sarebbe lungo elencare in questa sede.
Ma tra i volumi del RISM quello che tocca il vertice dell'assurdità per l'assunto metodologico è il B VII/1 dedicato alle intavolature manoscritte di liuto e chitarra(60). Di ogni manoscritto censito, infatti, vengono date tutte le possibili informazioni di carattere esterno ed accessorio (rilegatura, notizie di possessori e di copisti, motti ecc.) fino alla nota dettagliata delle pagine bianche o vuote; per quanto attiene al contenuto, invece, solo indicazioni riassuntive e sommarie! Lo spoglio dettagliato dovrebbe confluire in un unico indice alfabetico generale costituente il secondo volume; anche per chi non abbia dimestichezza con questo tipo di letteratura è facile immaginare l'inutilità di un simile repertorio, dove figurerebbero allineate alfabeticamente centinaia di pezzi dallo stesso titolo, senza alcuna possibilità di lettura dei contesti o di verifica dei nessi esistenti nelle fonti (ci riferiamo in particolare alle forme embrionali di suite, ad esempio). Che se poi dobbiamo prendere misura dalle sviste redazionali del volume pubblicato, non è difficile immaginare l'inaffidabilità dì quello progettato. La bibliografìa iniziale, ad esempio, è costellata di incongruenze e improprietà: le riviste sono citate non solo con il numero dell'annata e la data, ma anche con il numero del fascicolo e del mese, indicazioni assolutamente inutili (anzi aggravanti il peso della citazione) data la continuità di paginazione da un fascicolo all'altro. Anche l'ortografia della lingua francese non è molto familiare al redattore: la nota collana del C.N.R.S. dedicata alla musica liutistica francese «Le Choeur des Muses» è invariabilmente citata come «Le Coeur...». Né migliori sono le sue conoscenze in latino: ad esempio, il motto figurante sul manoscritto di Basilea è riportato a pag. 12 come: In via virtuti nulla est via, che scritto così non significa nulla, la dizione corretta essendo: Invia virtuti ecc., cioè «nessuna strada è preclusa alla virtù!» E che dire della «perla» di pag. 114, dove la segnatura dell'intavolatura manoscritta di Vincenzo Galilei alla Biblioteca Nazionale di Firenze - che è: Anteriori di Galileo - diventa Antonio di Galileo?
Certo sottolineare tutte queste sviste ed incongruenze può apparire ingiusto ed ingeneroso, essendo indiscutibile che i volumi del RISM, anche così come sono, rendono un servizio insostituibile al musicologo(61). Ma è proprio tale loro indispensabilità che rende inammissibili tante carenze d'ordine sistematico e metodologico. Lacune o sviste costellano tutti i repertori bibliografici e la perfezione è ancor meno raggiungibile in questo che in altri campi. Tuttavia, se facciamo il confronto con le grandi imprese bibliografiche dei pionieri quali Gaspari, Haberl, Bohn, Vogel, Eitner, Einstein non possiamo non avvertire un senso di profondo disagio, tenuto anche conto delle loro condizioni di lavoro infinitamente meno favorevoli rispetto ad oggi, non foss'altro per i sussidi che il progresso tecnico ha posto a nostra disposizione (microfilm, fotocopie).
A questo punto, alcune riflessioni si rendono necessarie. La prima è quella della precarietà del lavoro di allestimento di schedari o repertori collettivi realizzati su scala mastodontica senza un'adeguata formazione metodologica dei quadri e degli operatori a tutti i livelli. A cominciare dagli schedatori, che spesso sono giovani studenti, la cui inesperienza e impreparazione non possono essere ovviate dallo zelo e dall'entusiasmo.
Ma quand'anche la più scaltrita preparazione caratterizzasse gli addetti a simili imprese, resta da chiedersi l'effettiva utilità e attendibilità scientifica di tali giganteschi schedari(62). L'interrogativo è legittimo dato che il RISM da tempo sta allestendo un simile schedario delle fonti musicali manoscritte dei secoli XVII e XVIII. Siamo contrari ad una simile iniziativa perché non di «schedatura» i manoscritti hanno bisogno, ma di «descrizione» o catalogazione. La differenza non è puramente nominale. Infatti la corretta descrizione di un manoscritto contenente, ad esempio, dieci composizioni non è uguale alla somma delle dieci schede redatte secondo i principi del RISM(63). Nel caso infatti di un manoscritto contenente arie o cantate, delle quali solo alcune rechino l'indicazione dell'autore, quelle adespote andranno «schedate» tra gli anonimi; se tuttavia la loro posizione all'interno della fonte fosse indizio per un'attribuzione, tale condizione emerge solo da una «descrizione» che offra un colpo d'occhio, diciamo così, complessivo della situazione e non certo dallo sparpagliamento delle singole schede(64). Ciò che quindi è da incentivare è la redazione di buoni, onesti, diligenti e, possibilmente, completi cataloghi dei singoli fondi(65).
Se i risultati spesso inaffidabili del RISM non depongono a favore delle grandi imprese collettive, occorre ricordare che alcune iniziative del genere a livello nazionale sono fallite o segnano il passo ab immemorabili, come il catalogo unico delle biblioteche italiane(66). Adesso poi, ad iniziativa dello stesso ufficio ministeriale promotore di tali imprese, è in corso una nuova gigantesca operazione: il catalogo generale delle cinquecentine. Pur augurando a questa un miglior successo delle imprese precedenti, non possiamo esimerci dall'esprimere dubbi e perplessità, anche per il fatto che il lavoro risulta essere non il frutto di una «collaborazione», ma di una imposizione burocratica, pretendendosi che il «dovere d'ufficio» si sostituisca negli addetti alla pur necessaria convinzione d'opportunità scientifica. Ed è veramente deplorevole che la nuova iniziativa costringa ad interromperne altre, certamente meno risonanti, ma assai più benemerite e metodologicamente più corrette: quale ad esempio l'esplorazione sistematica e conseguente rischedatura dell'imponente «salone» della Biblioteca Casanatense di Roma.
Infatti, per quanto ciò possa apparire paradossale e persino grottesco, dopo più di cent'anni di gestione statale delle grandi biblioteche pubbliche pre-unitarie, non è ancora possibile conoscere in maniera analitica ed esatta la loro consistenza(67). Agli scopi primari di studio e di consultazione, cui obbediva in maniera forse empirica, ma certamente funzionale la loro struttura, si sono sostituiti nella loro conduzione o astratti principi bibliografici (magari cangianti ad ogni mutar di direttore) o, peggio, dannose esigenze burocratiche(68).
Il problema centrale, quindi, per i singoli come per le istituzioni finisce per essere il medesimo: laddove l'oggetto della ricerca rimanga corpo estraneo ed indifferente, cioè quando esso non sia vissuto come eredità inalienabile e come parte integrante di una cultura, non vi saranno regole o metodi validi e sicuri per operare in maniera congrua e fruttuosa.
Ma se da un lato si deve constatare la svalutazione della preparazione e dell'esperienza, dall'altro si assiste alla fretta, quasi alla frenesia, di fare, di produrre, di pubblicare. È come se i musicologi e i bibliografi soggiacessero ad un inconscio influsso dei films cosiddetti western, nei quali l'eroe o perlomeno il più bravo è colui che è il più svelto ad estrarre la pistola. Ma nel campo del sapere e dell'indagine scientifica la qualità del risultato è inversamente proporzionale alla rapidità, più che mai alla fretta. D'altronde già gli antichi dicevano: ars longa, vita brevis.


(1)  Per un panorama storico della materia cfr. WILHELM-MARTIN LUTHER, Bibliographie, in MGG (Die Musik in Geschichie und Gegenwart - Allgemeine Enzyklopiidie der Musik) I (Kassel 1949-51) coll. 1831-39 e, in genere, i maggiori dizionari musicali sotto la stessa voce.

(2)  Eppure, per quanto possa apparire strano, in tutta la Bibliografia della musica strumentale italiana stampata in Italia fino al 1700 (Firenze 1952, Olschki) di CLAUDIO SARTORI non si trova il minimo accenno, nelle collazioni bibliografiche delle fonti di musica cembalo-organistica, al tipo di notazione impiegatovi, se cioè si tratti di intavolatura o di partitura (ciò che non sempre si evince dal titolo dell'opera).

(3) Una singolare posizione individualista auto-contemplativa, dove rigore e lucidità di metodo cedono il passo a paternalistiche esortazioni di buona volontà, traspare nello scritto di C. SARTORI, Verso una bibliografia, musicale più giovane e snella, in «Bollettino d'informazioni dell'Associazione Italiana Biblioteche» N.S. XXIV (1983) pp. 155-157.

(4) Répertoire International des Sources Musicales, Série A I: Einzeldrucke vor 1800, Redaktion: KARLHEINZ SCHLAGER, 9 voll., Kassel 1971-81, Baerenreiter. Una prima severa recensione si deve a WOLFGANG SCHMIEDER, Bemerkungen zum «neuen Eitner», in «Die Musikforschung» XXVI (1973) pp. 81-89, cui rispose K.H. SCHLAGER, RISM, Serie AII: Wunsch und Wirklichkeit, ibidem pp. 89-91 con l'immediata Erwiderung del medesimo SCHMIEDER, ibidem pp. 91-92. In seguito la direzione della stessa rivista dirittò i volumi verso un recensore più accondiscendente, il quale, per i volumi VI e VII non si peritò di esprimere la sua «Bewunderung für die sorgfàltige Gestaltung»: cfr. RICHARD SCHAAL, ibidem, XXX (1977) pp. 209-210 e XXXII (1979) pp. 86-87. Assai critica anche la recensione di C. SARTORI ai primi cinque volumi in «Nuova Rivista Musicale Italiana» VIII (1974) pp. 634-637 e X (1976) pp. 285-286; contrariamente a quanto vi si legge, tuttavia, le mende del RISM non sono solo frutto della fretta e del mancato coordinamento con l'Ufficio ricerca fondi musicali di Milano, ma discendono da carenze di impostazione e di metodo dalle quali - come si vedrà nelle pagine che se­uono - non va esente il modus operandi dello stesso Sartori.

(5)  Principio che tuttavia, a conferma delle incertezze metodologiche, patisce qualche eccezione nei casi di Passerini (P 1002), Polastrelli (P 5012), Rivaldini (R 1766), Romano (R 2092) e Salina (S 622, il quale ultimo titolo ha tutta la parvenza di essere soltanto un libretto).

(6) Come del resto lo sembra la citata Bibliografia della musica strumentale di SARTORI; altrimenti ben più documentata è la bibliografia di HOWARD MAYER BROWN, Instrumental Music Printed Before 1600, Cambridge (Massachusetts, USA) 1965, Harvard University Press, il cui scrupolo a registrare tutte le segnalazioni di precedenti repertori lo spinge anche ad elencare - quale 15872 - gli inesistenti Trattenimenti ossia divertimenti da suonare di S. Bargagli, frutto di un abbaglio di F.J. Fétis, su cui cfr. EGON KENTON, Su Scipione Bargagli in «Rivista Musicale Italiana» LVII (1955) pp. 48-50.

(7) A conti fatti, risulta confermata l'impressione di quanto fosse extra-scientifico il trionfalismo delle cifre di titoli e biblioteche del RISM rispetto ai lavori di Eitner che traspare dall'articolo di GUSTAVE REESE, The first Volume of RISM, in «Fontes Artis Musicae» VIII (1961) pp. 4-7 o dalla prefazione di Friedrich Blume allo stesso volume RISM B I.

(8) In effetti, uno degli aspetti più discutibili del RISM A I e B I è quello di non registrare opere (o esemplari) precedentemente segnalati da Eitner o da altri repertori, nella davvero ingenua presunzione che tutto quanto risulta oggi irreperibile non esista più e che tutto quanto è stato schedato dai solerti collaboratori del RISM rappresenti esaurientemente tutto l'esistente.

(9) Diciamo spesso e non sempre, perché vi sono casi di edizioni nelle quali un'unica tavola è uniformemente riprodotta sull'ultima pagina di ciascun fascicolo, come ad esempio nell'antologia Selectae Cantiones Excellentissimorum Auctorum (RISM B I: 16161).

(10) Cfr. W. BARCLAY SQUIRE, Musik-Katalog der Bibliothek der Westminster-Abtei in London, in «Monatshefte für Musikgeschichte» XXXV (1903), Beilage.

(11) Evidentemente i redattori del RISM ignorano che, parallelamente al tedesco Duden o ai francesi Larousse e Robert, esiste per la lingua italiana il DOP: Dizionario d'ortografia e di pronunzia redatto da BRUNO MIGLIORINI-CARLO TAGLIAVINI-PIERO FIORELLI, Torino 1969, 19812ERI - Edizioni RAI, a tacer d'altri innumerevoli e autorevoli dizionari della lingua italiana e senza contare che 1'italianistica è pur professata negli atenei germanici (bastino per tutti i nomi di Hugo Friedrich e di Gerhard Rohlfs).

(12) Cfr. Dizionario Biografico degli Italiani - Norme per i collaboratori, Roma 1956, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, p. 11.

(13)  E non vi si trovano - come ha osservato C. SARTORI, recensione citata in NRMI VIII pp. 636-637 - Filippo e Pietro Paolo da Cavi, Vincenzo Dal Pozzo, Gasparo Della Porta, Adriano Della Rota, Francesco Giuseppe De Castro (registrato sotto lo pseudonimo Accademico Formato).

(14) Più esattamente egli si chiamava Domenico Valla, soprannominato Fattorino, cfr. GIANCARLO CASALI, La cappella musicale della Cattedrale di Reggio Emilia all'epoca di Aurelio Signoretti (1567-1631), in «Rivista Italiana di Musicologia» VIII (1973) pp. 181-224 (in particolare p. 183).

(15) Cfr. anche GIULIANA GIALDRONI, I madrigali di Lucrezio Quinzani in «Musica Transalpina», in «Nuova Rivista Musicale Italiana» XVI (1982) pp. 419-455.

(16) Cfr. EMIL VOGEL-ALFRED EINSTEIN-FRANÇOIS LESURE-CLAUDIO SARTORI, Bibliografia della musica italiana vocale profana pubblicata dal 1500 al 1700 - Nuova edizione interamente rifatta e aumentata con gli indici dei musicisti, poeti, cantanti, dedicatari e dei capoversi dei testi letterari, 3 voll., Genève, Minkoff - Pomezia, Staderini 1977, num. 2899: la dizione del frontespizio non lascia dubbi in proposito: Di Vettor Raimondo maestro del choro del domo di Feltre li Madrigali a 4 v., Venezia 1560, G. Scotto.

(17) Soltanto la lettura del frontespizio delle opere rispettive nella sua integralità può permettere - in difetto di altri riferimenti - di stabilire la nazionalità di tali nominativi latini; un primo riscontro nei repertori usuali permette di identificare gli italiani Melchiorre Cremaschi, Giuseppe Gallo, Bernardino Garulli, Matteo Melissa, Francesco Pappo, Michele Sambucci, Salvatore Santamaria, Alessandro Taddei, Gregorio Urbani.

(18) Caso esattamente analogo è quello di Brunetto Urbinati figurante in C. SARTORI, I misteri delle biblioteche italiane, in «Fontes Artis Musicae» III (1956) pp. 192-202 e, del medesimo, L'archivio del Duomo di Piacenza e il Liber XIIII di Costanzo Antegnati, ibidem IV (1957) pp. 28-37: si tratta in realtà dell'urbinate Giovanni Brunetti, come risulta dal frontespizio Motecta binis, ternis, quaternisque vocibus una cum basso ad organum, auctore Joanne Brunetto Urbinate ecc. (cfr. G. GASPARI, Catalogo della Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna, II, Bologna 1892, p. 287). Nel RISM A I figura sotto Urbinati il rinvio al Brunetti. Frutto di analoga svista è il Camillo Giovannotti che figura in C. SARTORI, Finalmente svelati i misteri delle biblioteche italiane, in FAM cit. II (1955) pp. 15-37: si tratta per la verità di Camillo Zanotti latinizzato in Ioannotus, cfr. ERNST HILMAR, Die Musikdrucke im Dom von Faenza, in Symbolae Historiae Musicae - Hellmut Federhofer zum 60. Geburtstag, Mainz 1971, Schott, pp. 68-80.

(19) Cfr. F. LESURE-G. THIBAULT, Bibliographie des éditions d Adrian Le Roy et Robert Ballard (1551-1598), Paris 1955 (Publications de la Société Franpaise de Musicologie, II' Série: IX): num. 148 + doc. 19 + indice dei nomi p. 301; è curioso che RISM A I sotto F 41 registri come completo l'esemplare di Madrid (Bibl. del Conservatorio) che, secondo Lesure e Thibault, risulta mancante del Contratenor.

(20) Cfr. G. GASPARI, Catalogo cit., II, pp. 143-144.

(21) Cfr. DANIEL HEARTZ, Pierre Attaingnant Royal Printer of Music, Berkeley 1969, p. 318.

(22) La forma latinizzata Ferrario è mantenuta dal GASPARI (Catalogo cit., II, p. 219) e, con qualche titubanza, da ROBERT EITNER, Quellen-Lexikon der Musiker III, Leipzig 1900, p. 426: Ferrari[o].

(23) Cfr. GUGLIELMO BARBLAN, Conservatorio di musica «Giuseppe Verdi» - Milano - Catalogo della Biblioteca, Fondi speciali: 1 Musiche della Cappella di S. Barbara in Mantova, Firenze 1972, Olschki (Biblioteca di Bibliografia Italiana, LXVIII), p. 116 sotto Bartholomeus, conte «El Conte»; poco dopo, p. 149, figura quale De Lorenzi, Lorenzo uno dei nomi citati sopra.

(24) Cfr. R. EITNER, Bibliographie der Musik-Sammelwerke cit., sub voce Cocq e Gero; cfr. anche G. BARBLAN, op. cit., sub voce Gallus.

(25) Cfr. GIUSEPPE TURRINI, L’Accademia Filarmonica dì Verona dalla fondazione (maggio 1543) al 1600 e il suo patrimonio musicale antico, in «Atti dell'Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona» voi. 118: Serie V, vol. XVIII (1940) [tiratura a parte: Verona 1941, p. 54 e tav. VII]

(26) Oltre alle storpiature già segnalate - assieme a queste - da C. Sartori (Licio Coloneso anziché Cloneso, Matteo Compagnoli anziché Compagnoni), è inspiegabile che Stefano Alli Macarani (così registrato in GASPARI, Catalogo cit., IV, pp. 73 e 154) figuri col solo secondo cognome (M 2); Janino Favereo è Giovannin Favereo del Nuovo Vogel (num. 916: dove tuttavia figura, nella trascrizione del frontespizio, la dizione Favareo); Hermogene de Thori, registrato sotto la T (nel Nuovo Vogel sotto la H, con la dizione: da Thori), dovrebbe probabilmente figurare come Da Thori, Ermogene.

(27) È da ritenere che la serie di sviste della scheda L 1130 risalga allo schedatore che collazionò l'esemplare della Kongelige Bibliotek di Copenaghen, unico ad essere segnalato in essa.

(28) Ma, forse frutto di ripensamento, esso figura anche sotto il cognome (S 2770)!

(29) Un caso classico, frutto di isolamento bibliografico, è l'inesistente edizione del 1623 delle Canzoni polistrumentali di Frescobaldi contemplata nella Bibliografia della musica strumentale cit. di SARTORI (1623 e) sulla falsariga di E. BONN, Bibliographie derMusik-Druckwerke bis 1700, welche in der Stadtbibliothek, der Bibliothek des Academischen Instituts für Kirchenmusik und der Königlichen und Universitatsbibliothek zu Breslau aufewahrt werden, Berlin 1883, Cohn (Reprint Hildesheim 1969, Olms) p. 138; l'erronea indicazione del Bohn poteva essere evitata in quanto corretta da FRANZ XAVER HABERL, Hieronymus Frescobaldi - Darstellung seines Lebensganges und Schaffens auf Grund archivalischer und bibliographischer Documente, in «Kirchenmusikalisches Jahrbuch» II (1887) pp. 67-82, in particolare p. 75, nota 1: «Im Katalog der Breslauer Bibliothek von Dr. Emil Bohn ist das l. Buch der Can­zonen mit der Jahrzahl 1623 aufgefiihrt. Diesen fatalen Druckfehler (statt 1628) ersucht der verehrte Autor bei dieser Gelegenheit zu verbessern». Alla segnalazione del chiarissimo passo di Haberl, Sartori rispose (lettera del 4 luglio 1957) che «la bibliografia non è una teoria, ma una disciplina, voglio dire che i casi non si possono risolvere per mere deduzioni, ma con gli esempi alla mano». L'erronea scheda 1623e venne poi annullata dal Sartori nel volume II della medesima Bibliografia (Firenze 1968, p. 6), ma ciò non impedisce la pervicace sopravvivenza dell'errore, cfr. KARIN PAULSMEIER, Temporelationen bei Frescobaldi - Ergebnisse aus der Beschdftigung mit II primo libro delle canzoni..., in Alte Musik - Praxis und Reflexion ... zum 50. Jubilaum der Schola Cantorum Basiliensis, hrsg. von PETER REIDEMEISTER und VERONIKA GUTMANN, Winterthur 1983, Amadeus, pp. 187-203.

(30) Cfr. O. MISCHIATI, voce Asola, in Dizionario Biografico degli Italiani, I V (Roma 1962), in particolare pp. 407 e 409, e in MGG XV (Supplement, 1973), col. 312 e 316.

(31) Cfr. C. SARTORI, Bibliografia della musica strumentale cit., 1650 d e 1652 a.

(32) È ben vero che tali trattati contengono esempi musicali sì da poter essere considerati anche quali fonti di musica pratica; ma allora resta da chiedersi perché - allo stesso titolo - non sono stati compresi il Dodekachordon di Glareano, le Istituzioni armoniche di Zarlino, la Pratica di musica di Zacconi, la Musurgia Universalis di Kircher, l'Esemplare di G.B. Martini o l'Arte pratica di contrappunto di Paolucci, questi ultimi due oltretutto concepiti come antologie di esempi di vari autori.

(33) Cfr. JULES ECORCHEVILLE, Catalogue du Fonds de musique ancienne de la Bibliothèque Nationale, III, Paris 1912, p. 170 (segnatura: Vm.7 31), esemplare ignorato dal RISM che registra solo quello della Landesbibliothek di Oldenburg.

(34) Cfr. H.W. HITCHCOCK, Depriving Caccini of a Musical Pastime, in «Journal of the American Musicological Society» XXV (1972) pp. 58-78. Tale Don Giulio Romano era monaco benedettino celestino, come si apprende dal frontespizio dei suoi Concentus spirituales 1-6 vocibus concinendi ecc., Venezia 1612 (riprodotto integralmente in SERGIO PAGANELLI, Catalogo delle opere musicali a stampa dal '500 al '700 conservate presso la Biblioteca Comunale di Cesena, in «Collectanea Historiae Musicae» II, Firenze 1957, pp. 311-338, dove è da avvertire che la successione esatta delle pagine deve essere 311-325, 331-332, 326-330, 333-338). Registrando tale opera (G 2572) sotto Giulio Romano (Romano da Siena), il RISM sembra ribadire l'errore dell'Enciclopedia della musica Ricordi, IV (Milano 1964) p. 44 che attribuisce tale stessa opera a Romano da Siena, monaco benedettino olivetano che nulla ha a che fare con Don Giulio Romano (né si comprende come il Nuovo Vogel, registrando quest'ultimo come autore del Fuggilotio al num. 2361 bis, gli attribuisca il nome Giulio Cesare, con ciò introducendo un ulteriore elemento di confusione: l'identificazione erronea e gratuita con Don Giulio Cesare Romano OSB Oliv. al secolo Alessandro Romano; ma si veda la nota seguente).

(35) Contro ogni evidenza bibliografica RISM e Nuovo Vogel registrano sotto Alessandro Merlo quelle opere a stampa che recano unicamente quale nome d'autore Alessandro Romano; in effetti si tratta di due diversi musicisti, la cui identità è stata confusa per primo da E. CELAMI, I cantori della Cappella Pontificia nei secoli XVI-XVIII, in «Rivista Musicale Italiana» XIV (1907) pp. 83-104 e 752-790 (in particolare p. 754): il primo (Merlo) fu cantore sistino dal 1561 perlomeno fino al 1585, il secondo (Romano) entrò nell'ordine benedettino olivetano assumendovi - come attesta ADRIANO BANCHIERI, Direttorio monastico di canto fermo per uso particolare della Congregazione Olivetana, Bologna 1615, p. 283 - il nome di Giulio Cesare e come tale pubblicando già nel 1580: D. Julii Caesaris Romani Monachi Montoliveta­i Mottecta cum 4, 5 et 6 vocibus, liber primus, Roma 1580, eredi di A. Blado, cfr. C. SARTORI, voce Alessandro Merlo in MGG IX, 1961, col. 128-129: vi sono confusi il Merlo con il Romano e vi è negata l'identità di quest'ultimo con il Giulio Cesare olivetano (al quale vengono per altro attribuiti i Concentus spirituales di Don Giulio Romano OSB Coelest.!). Per di più, G. GASPARI (Catalogo cit., III, p. 141, colonna sinistra, commento alla seconda scheda) asserisce «Fra gli scolari del Palestrina deve annoverarsi D. Alessandro Romano da Siena monaco Olivetano, come dalla sua opera di Messe a 5 e 6 voci, libro primo, Roma appresso Nicolò Muzj 1596, in 4°», attribuendo indebitamente un prenome (Alessandro) a quel monaco olivetano, allievo del Palestrina, che si chiamava semplicemente Romano da Siena (cfr. GASPARI, Catalogo cit. II, p. 133).
Analoga incongruenza bibliografica è quella del Nuovo Vogel (ma non del RISM A I) di registrare sotto Grossi le opere di fra Lodovico da Viadana, dato che tale cognome non appare in nessuna fonte a stampa (né tantomeno manoscritta) direttamente connessa con tale autore; esso gli è stato affibbiato da uno storico locale ottocentesco a parere del quale l'inventore del basso continuo doveva "necessariamente" appartenere al casato egregio dei Grossi, cfr. FEDERICO MOMPELLIO, Lodovico Viadana musicista fra due secoli (XVI-XVII), Firenze 1967, Olschki, pp. 1-11.

(36) Cfr. O. MISCHIATI, Indici, cataloghi e avvisi degli editori e librai musicali italiani dal 1591 al 1798, Firenze 1984, Olschki (Studi e testi per la storia della musica, 2), pp. 41-60.

(37) Per una rassegna dei cimeli bachiani conservati nella Biblioteca musicale «G.B. Martini» di Bologna cfr. LUIGI FERDINANDO TAGLIAVINI, Johann Sebastian Bachs Musik in Italien im 18. und 19. Jahrhundert in Bachiana et alia musicologica - Festschrift Alfred Dürr zum 65. Geburtstag, Kassel 1983, Bärenreiter, pp. 301-324.

(38) Cfr. E. HILMAR, Die Musikdrucke cit. (cfr. nota 18), p. 70.

(39) Cfr. JOSÉ M. LLORENS, Le opere musicali della Cappella Giulia - I: Manoscritti e edizioni fino al '700, Città del Vaticano 1971, Biblioteca Apostolica Vaticana (Studi e Testi, 265), pp. 286-290. In maniera quasi analoga il Motettorum profestis totius anni liber primus (Venezia 1588) di Luca Marenzio, presente nell'Archivio Capitolare di Piacenza in due esemplari, diventa un'opera a otto voci in C. SARTORI, L'archivio del Duomo di Piacenza cit. (cfr. nota 18), p. 33.

(40) Cfr. G. GASPARI, Catalogo cit., II, p. 167 (colonna sinistra, prima scheda).

(41) Cfr. J. ECORCHEVILLE, Catalogue cit., III, p. 18.

(42) Quello delle sigle è un altro degli aspetti discutibili del RISM, soprattutto perché divergenti dalle targhe automobilistiche universalmente note; risulta infatti problematico ricordare che Belluno per il RISM è BE quando la targa è BL, oppure che PA si riferisce a Parma per il RISM (targa PR) quando la stessa sigla serve per la targa di Palermo; SO, che è la targa di Sondrio, indica addirittura una località inesistente: Soratte, che pensiamo - a motivo della Collegiata di S. Lorenzo - debba identificarsi con Sant'Oreste, centro abitato della provincia di Roma non lontano dal monte Soratte! E cosi BR (Brescia per il RISM, Brindisi per la targa), CE (Cesena anziché Caserta), CT (Cortona anziché Catania), GE (Gemona anziché Genova), GR (Grottaferrata anziché Grosseto), MC (Montecassino anziché Macerata), NO (Novacella anziché Novara), PE (Perugia anziché Pescara), PS (Pistoia anziché Pesaro), SA (Savona anziché Salerno), TR (Trento anziché Terni), VE (Verona anziché Venezia). Ferme restando le sigle relative ai capoluoghi di provincia nella loro identità con le targhe automobilistiche, quelle delle altre città potevano benissimo essere disposte senza creare tanta confusione e disagio, e senza incentivare inutilmente le possibilità di errore o fraintendimento già di per sé implicite nell'impiego di sigle.

(43) Mancando l'unico esemplare noto dell'ultima carta, la quale - in analogia al primo libro - doveva contenere sul verso le indicazioni editoriali, l'unico elemento informativo in nostro possesso è l'assoluta identità tipografica tra i due libri; il nome poi dell'editore è attestato dalla marca tipografica (incorporante le iniziali B.V.) figurante a c. 28v del libro primo e riprodotta sul frontespizio di G. CAVAZZONI, Orgelwerke I - Libro Primo 1543, hrsg. von O. MISCHIATI, Mainz 1959, Schott.

(44) Cfr. O. MISCHIATI, Indici, cataloghi e avvisi cit., p. 5, nota 2.

(45) C. SARTORI, Bibliografia cit., 1568 a. Resta da accertare la sopravvivenza di due altri esemplari di quest'opera: quello della «Bibliothèque de l'ancien Couvent des Augustins de Toulouse» utilizzato da J.B. Labat per la sua edizione Livre IV des Ouvres d'Orgue de Claudio Merulo, Venise 1568, Paris 1865, S. Richault e quello, mutilo all'inizio e alla fine, già in possesso di Raffaele Casimiri, che ne riprodusse la p. 82 nel suo articolo Un dibattito musicologico a proposito della Missa «L'homme armé» del Palestrina, in «Note d'archivio per la storia musicale» XX (1943) pp. 18-42 (in particolare pp. 34 e 36).

(46) Cfr. O. MISCHIATI, recensione a G. BARBLAN, Catalogo della Biblioteca cit. (cfr. nota 23), in «Rivista Italiana di Musicologia» XI (1976) pp. 138-149 (in particolare pp. 140-141).

(47) Cfr. G. GASPARI, Catalogo cit., II, p. 321.

(48) Contrariamente alle apparenze, le osservazioni formulate in questo scritto sono frutto di semplici constatazioni occasionali, scaturite dalla consultazione e non da un esame sistematico o dal confronto con altri repertori, ad esempio con il più volte citato Catalogo del Gaspari (lavoro che resta comunque da fare e che pensiamo possa essere foriero di innumerevoli integrazioni e correzioni). Cogliamo l'occasione per segnalare che la stampa acefala di mottetti a voce sola esistente a Bologna (Bibl. mus. «G.B. Martini»: BB 18) e attribuita dal Gaspari (Catalogo cit. II, p. 467) a Giuseppe Montuoli sulla base di un'antica annotazione figurante sull'esemplare stesso è in realtà identica ad altra opera esistente nella stessa Biblioteca (BB 301), completa di frontespizio e dedica: si tratta dei Mottetti a voce sola di Pietro Sanmartini Musico di S.A.S. Accademico Oppresso Alla Serenissima Vittoria Della Rovere Granduchessa Di Toscana. Opera Prima, Firenze 1685, Stamperia di S.A.S. alla Condotta (cfr. GASPARI, Catalogo cit. II, pp. 493-494); quindi le schede RISM A I: M 3526 e S 880 sono identiche e la prima va annullata. Da annullare è altresì Z 109, dato che l'opera elencatavi di Domenico Zazzera è un libretto! E così pure è da espungere A 306, dato che Bernardo Adimarì è semplicemente l'autore del testo di quelle Canzonette spirituali poste in musica da G.M. Casini (C 1438).

(49) RISM (B I): Recueils imprimés XVIe-XVIle siècles - Ouvrage publié sous la direction de FRANÇOIS LESURE, I: Liste Chronologique, München-Duisburg 1960, Henle.

(50) Bibliography of Italian Secular Vocal Music printed between the years 1500-1700, by Emil Vogel, revised and enlarged by ALFRED EINSTEIN - Printed Collections in Chronological Order, in «[American] Music Library Association Notes» II (1945-46) - V (1947-48) a puntate, ristampata in appendice a E. VOGEL, Bibliotehk der gedruckten weltlichen Vocalmusik Italiens aus den Jahren 1500-1700, Hildesheim 1962, Olms.

(51) Per 15831 cfr. G. BARBLAN, Catalogo cit., pp. 41-42; per 158313 cfr. Nuovo Vogel, num. 1261; per 15953 cfr. ibidem, num. 999. È il caso di ricordare che, per le stesse ragioni, anche le prime edizioni e ristampe dei libri di madrigali di Carlo Gesualdo da Venosa apparvero anonime, cfr. Nuovo Vogel, num. 1153 e seguenti.

(52) È certamente più corretto filologicamente Eitner che, nella Bibliographie der Musiksammelwerke cit., riporta nello spoglio sommario in calce ad ogni titolo i nomi e i cognomi per esteso degli autori nella forma figurante nella fonte, aggiornando o normalizzandone la grafia nell'indice finale.

(53) Cfr. CARLO PICCARDI, Carlo Gesualdo: l'aristocrazia come elezione, in «Rivista Italiana di Musicologia» IX (1974) pp. 67-116 (in particolare p. 85, nota 39).

(54) RISM B VI: Écrits imprimés concernant la musique - Ouvrage publié sous la direction de FRANÇOIS LESURE, 2 voll., München-Duisburg 1971, Henle.

(55) Cfr. JACOB ADLUNG, Anleitung zu der musikalischen Gelahrtheit theils vor alle Gelehrte so das Band aller Wissenschaften einsehen, theils vor die Liebhaber der edlen Tonkunst überhaupt... Erfurt 1758, J.D. Jungnicol (Faksimile-Nachdruck hrsg. von Hans Joachim MOSER, Kassel 1953, Barenreiter = Documenta Musicologica I: IV); J.N. FORKEL, Allgemeine Litteratur der Musik oder Anleitung zur Kenntniss musikalischer Bücher.... Leipzig 1792, Schwickert (Reprint Hildesheim 1962, Olms); C.F. BECKER, Systematisch chronologische Darstellung der musikalischen Literatur von der frtlhesten bis auf die neueste Zeit, Leipzig 1836, R. Friese. Ma si veda anche la bibliografia richiamata alla nota 1.

(56) Cfr. G. GASPARI, Catalogo cit. I (Teorica), Bologna 1890; H. ANGLÉS-J. SUBIRÁ, catalogo musical de la Biblioteca Nacional de Madrid II (Libros liturgicos y teoricos musicales), Madrid 1949; J. GREGORY-O.G. SONNECK, Library of Congress - Catalogue of Early Book on Music (before 1800), Washington 1913 + HAZEL BARTLETT, Supplement (Books acquired by the Library 1913-1942), ibidem 1944; A. CORTOT-F. GOLDBECK-A. FEHR, Bibliothèque Alfred Cortot - Ie Partie.- Théorie de la musique - Traités et autres ouvrages théoriques de XVe-XVIIle siècles- Catalogue, Argenteuil 1936; K. MEYER-P. HIRSCH, Katalog derMusikbibliothek Paul Hirsch. I: Theoretische Drucke bis 1800, Berlin 1928, M. Breslauer (come è noto, la collezione Hirsch è stata acquistata dalla British Library di Londra).

(57) Si veda quanto già osservato alla nota 8. A questo proposito va notato che RISM B VIII: Das Deutsche Kirchenlied - Kritische Gesamtausgabe der Melodien, hrsg. von KONRAD AMELN, MARKUS JENNY und WALTHER LIPPHARDT, Band I - Teil 1: Verzeichnis der Drucke, Kassel 1975, Bärenreiter, costituisce una felice eccezione: vi sono infatti contemplate non solo le fonti oggi note, ma anche quelle irreperibili e precedentemente segnalate e utilizzate nei vecchi repertori ad esempio di Wilhelm Baumker o di Philipp Wackernagel o di Johannes Zahn, senza contare i dettagliati riscontri bibliografici che accompagnano ogni titolo elencato.

(58) Dato che le grandi biblioteche italiane sono per la maggior parte di ascendenza umanistico-ecclesiastica e dato che la musica nei secoli passati era parte integrante della cultura (quale elemento istituzionale del quadrivio), è incredibile la quantità di libri d'interesse musicale che in esse si possono rintracciare; una personale indagine alla Biblioteca Casanatense di Roma, della quale conto di rendere ragione in un prossimo futuro, sta offrendo risultati letteralmente sorprendenti. È anche interessante, a questo proposito, lo schema di classificazione predisposto dal fondatore della Biblioteca Angelica di Roma, padre Angelo Rocca O.e.s.a., fatto conoscere da ALFREDO SERRAI, Biblioteche e cataloghi, Firenze 1983, Sansoni, § 2 Angelica vindicata pp. 25-44 (dove si dimostra essere stata l'Angelica la prima biblioteca pubblica europea, in anticipo sulla Bodleiana di Oxford e l'Ambrosiana di Milano); orbene, nell'opuscolo el Rocca Bibliotheca Angelica litteratorum litterarumque amatorum commoditati dicata Romae in Aedibus Augustinianis (Roma 1608, Stefano Paolini), figura a p. 21 la Musica Ecclesiastica (tra Res Ecclesiastica e Munus Praedicandi aut Concionandi) e a p. 65 la Musica nel bel mezzo delle discipline quadriviali (dopo Mathematica, Res Geometrica e Arithmetica, e. prima di Res Astronomica et Astrologica).

(59) Destinate ad apparire negli atti del convegno internazionale di studi dedicato a Padre Martini nella ricorrenza bicentenaria della morte, di prossima pubblicazione. Per qualche utile dettaglio bibliografico martiniano cfr. O. MISCHIATI, Padre Martini e la sua biblioteca in Collezionismo e storiografia musicale nel Settecento - La quadreria e la biblioteca di padre Martini, Bologna 1984, Nuova Alfa Editoriale, pp. 127-157.

(60) RISM B VII: Handschriftlich aberfeferte Lauten- und Gitarrentabulaturen des 15. bis 18. Jahrhunderts - Beschreibender Katalog von WOLFGANG BOÉTTICHER, München 1978, Henle; allegata è la Beilage: Register des Tabulaturgattungen und Namen zusammengestellt von CHRISTIAN MEYER. Cfr. DINKO FABRIS, Prime aggiunte italiane al volume RISMB VII - Intavolature manoscritte per liuto e chitarra, in «Fontes Artis Musicae» XXIX (1982) pp. 103-121.

(61) E come tali essi debbono figurare nelle sale di consultazione almeno di quelle biblioteche che possiedono fondi musicali; è indecoroso, ad esempio, che ve ne siano solo alcuni alla Biblioteca Estense di Modena.

(62) Dubbi e perplessità sono autorevolmente esternati anche da ALFREDO SERRAI, Biblioteche e cataloghi cit., § 6. Sui cataloghi collettivi, pp. 98-113, in particolare p. 107: «L'errore metodologico fondamentale, che è stato commesso ogni volta che ci si è proposti di costruire un catalogo collettivo, è stato quello di voler prima raggiungere un certo risultato e di studiare poi i modi più acconci per arrivarvi».

(63) Difficoltà puntualmente verificatasi quando si è trattato di pubblicare i cataloghi di fondi precedentemente «schedati» per il RISM; il lavoro ha dovuto essere pressoché integralmente rifatto. Ci riferiamo alla collana «Cataloghi di fondi musicali italiani» a cura della Società Italiana di Musicologia in collaborazione con il RISM, di cui sono apparsi tre volumi: 1) SERGIO DURANTE-MARIA NEVILLA MASSARO, Catalogo dei manoscritti musicali del Conservatorio «Cesare Pollini» di Padova, Torino 1982, EDT; 2) FRANCO ROSSI, Le opere musicali della Fondazione «Querini-Stampalia» di Venezia, ibidem 1984; 3) MARIELLA SALA, Catalogo del fondo musicale dell'Archivio Capitolare del Duomo di Brescia, ibidem 1984.

(64) Ci riferiamo in particolare al caso, tutt'altro che infrequente, di quei manoscritti di arie che - collazionati sui libretti opportunamente corrispondenti - si rivelano essere «spoglio» sistematico delle partiture dei melodrammi coevi, exempli gratia quelli della biblioteca Querini -Stampalia (il cui catalogo è citato alla nota precedente).

(65) Fu appunto sulla base di una serie di cataloghi locali che Robert Eitner costruì principalmente il suo ancor oggi indispensabile Quellen-Lexikon.

(66) Cfr. A. SERRAI, op. cit., p. 109: «La storia dei progetti e delle imprese italiane in fatto di cataloghi collettivi è lacrimevole e costernante» e p. 113: «Il mancato accertamento delle condizioni di utilità di un simile catalogo collettivo, l'insufficiente chiarimento dei presupposti bibliografici, la scadente preparazione catalografica e l'inesistente capacità programmatica e organizzativa dei responsabili dell'impresa - nonostante la consistenza dei mezzi finanziari, l'impiego di impianti meccanografici (oggi sarebbe accaduto lo stesso con quelli elettronici) e la cospicua assunzione di personale - non potevano che finire nel pantano della confusione, della dissipazione e della paralisi».

(67) Non solo, ma lo Stato non sembra in grado di adempiere decorosamente nemmeno ai compiti che egli stesso si è prefissato: alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ad esempio, sono ancora da schedare quasi tutte le edizioni musicali giuntevi da circa il 1870 in poi quale deposito obbligatorio per legge. Quando poi si pensi che l'analogo deposito alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma viene riversato alla Biblioteca musicale di S. Cecilia che da sempre si trova in condizioni più che precarie di spazio, di personale, di attrezzature e di mezzi, si giunge alla conclusione davvero sorprendente che nel «paese della musica» non esiste uno schedario che ne rifletta esaurientemente la produzione editoriale musicale degli ultimi cento anni.

(68) Ciò è «regolamentare» alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, dove è vietato avere in visione contemporaneamente due libri di sezioni diverse, sicché, ad esempio, è impossibile operare un confronto o una verifica di un antico testo edito nel nostro secolo sulla corrispondente cinquecentina!