....BRESCIA E LA MUSICA....

Appunti per una sintesi storica della musica bresciana

Secolo XVI.  In quell'epoca la città di Brescia non mancava di musicisti e di compositori d'alto ingegno che scrivevano musiche di moda in quel secolo: ballate, canzoni, madrigali, cacce, ed altro; da ciò si rileva come la musica fosse tenuta tanto in auge e largamente professata, se, nonostante il continuo esodo di rinomati musicisti chiamati alle Corti di Mantova, Firenze, Ferrara, Milano, Venezia, ecc., troviamo ancora in città nomi e nomi di musicisti degni di essere ricordati nella Storia della musica bresciana. A tale proposito riportiamo uno scritto del critico musicale torinese Giulio Roberti, il quale avendo avuto occasione di studiare e di fare delle ricerche negli archivi musicali della Reale Corte di Sassonia (nel 1880) trovò che per oltre un secolo a Dresda, presso l'Elettore, dimorarono molti musicisti bresciani. Dice il Roberti che «fra le città dell'alta Italia, Brescia andava assai distinta nel secolo decimosesto, per il numero e la somma valentia dei sui strumentisti, i quali erano tutti anche contrappuntisti di vaglia e compositori non solo di musica strumentale, ma anche di musica vocale sacra e da camera. E fu appunto - conclude l'illustre critico - da Brescia che furono chiamati a Dresda i primi musicisti italiani». (v. Tola, Besutius, Zaccaria, ecc.). Da una lettera di Nicolò Sagundino, ambasciatore in Inghilterra, scritta il 3 maggio 1515, riportiamo la notizia che presso la Corte inglese vi erano parecchi «clavicimbali, lauti et altri stromenti» e poi ancora « ... era in dicto loco (Granuzi, presso Londra) uno brexan al quale questo Re li dà provisione de ducati 300 l'anno per sonar de leuto, qual bressano pigliato in mano un lauto sonò con mi alcune cose». (Sanudo, Diari, t. XX, pp. 267-268).

La professione di trombetta comunale (in molti documenti tale nome ha parecchie varianti: thibicine, tubatore, tubete, trombetta, ecc.) consisteva nell'eseguire speciali squilli di tromba prima della lettura in pubblico delle Grida o di altri importanti decreti. Erano detti comunali per il fatto che il comune li stipendiava per tale servizio; ma partecipavano anche a tutte le feste, giostre cavalleresche ed altre cerimonie civili e religiose che numerose (in quei lontani tempi) si avvicendavano durante l'anno. Nella presente Enciclopedia ne abbiamo citati parecchi. Era una professione come tante altre e di questa vivevano.
Alcune delibere comunali ci fanno sapere che all'ufficio di trombetta non era scelto chi sapeva strombettare a qualche maniera, ma persone che sapevano suonare a perfezione, perché il suono ufficiale doveva avere una impronta seria ed artistica. Se poi tali trombettieri non se ne trovavano in città, si cercavano altrove, e anche da lontano venivano «condotti al soldo» del Comune purché fossero abilissimi. (Così vennero a Brescia i trombettieri Bernardo da Padova nel, 1468, Luca da Venezia nel 1469 e qualche altro verso la fine del 1400).

Aggiungiamo che anche in provincia vi era l'usanza del «trombetta» per leggere i proclami al popolo. Nell'Archivio Comunale di Brescia, Vol. A, VII, 158, al folio 109 recto della cartella n. 121, dell'anno 1555 al giorno 6 febbraio, si legge appunto che è stato affidato al trombetta di Idro (in detto scritto non è segnato il nome del trombetta) il compito di lettura di un proclama «nelli loci dove fara bisogno ad hora congrue», cioè in luoghi ed a ore comode per adunare il popolo all'ascolto.
Ma verso la fine del XVI secolo cominciava già il loro tramonto, perchè con il diffondersi dell'arte della stampa (Brescia è una delle primissime città italiane ad avere stampatori con T. Ferrando ed Enrico da Colonia che misero stamperia nell'anno 1470) si introdusse l'uso di affiggere i manifesti degli ordini, dei proclami e delle grida emanate dal Comune. (Per i «trombetta» vedi anche ai nomi Antonio Stagnata e Matteo Avogrado).
All'uso delle trombe subentrò quello dei tamburi come richiamo sonoro per i cittadini; dai «Diari» di Giovan Battista Bianchi apprendiamo appunto quanto segue:
«20 agosto 1629
Battono sette tamburi per la città sopra tutti li cantoni inviando chi vole essere arrolato sotto l'Ill.mo Signor Lelio Martinengo della Pallata fatto Colonello di 2 mila fanti vadi collà».

Non era raro che illustri personaggi, nei loro viaggi, avessero con sé anche cantori e musici. Nelle Cronache bresciane di Cristoforo Soldo (Cron. bresc. Coll. 48, 1, pag. 143) leggiamo: «Adì 27 marzo 1509, cioè il giorno de pesca de mazo (cioè la festa di Pentecoste, che nel linguaggio popolare era chiamata Pasqua di Maggio o Pasqua di Rose) lo Re soprascritto fece cantar messa lo nostro monsignor, et ditto che fu lo evangelio fece predicar uno frate del ordine de S. Domenico, qual era franzeso, et era a quella messa trei Gardinali, ciouè lo Rovà, lo Dalphino, et quello de Ferrara, con molto altri Vescovi, gli erano tanti Baroni et Zintilhomini de Milano et cantori franzesi con tanto ordine et tanta gente che non gli si posseva stare, non se sarìa possuto sparzer uno grano de milio ne la Cappella de S. Maria Rotunda in Dommo, et ditta che fu la messa esso Re se comunicò et subito fece cantar il vespro, et possa andò al palazzo suo». E' chiaro che quei cantori francesi appartenevano al coro della Cappella reale.

Parecchi furono i «trombetti» comunali (le provvisioni del comune di Brescia ricordano sovente dei «thibicines et tubetae» stipendiati dal comune), suonatori scelti fra i migliori di tale strumento, e le cronache medioevali ne riportano sovente le loro prestazioni durante le pubbliche letture di decreti, grida o leggi comunali.
Il Cancelliere che a Brescia registrò una ducale grida (aprile 1603) annotò che «alla lettura fatta dal pargolo della Loggia, previo il suon di doi trombe, assisteva gran moltitudine di gente» (Capretti, Mezzo secolo di vita vissuta a Brescia nel Seicento, pag. 71).
Per quanto solenne - con due trombe - questa lettura fu però meno di quella udita il 19 febbraio 1605 in occasione della liberazione di Geronimo Martinengo da Padernello, la quale lettura «con sette trombe venne annunziata la liberatione ai bresciani» (Arch. di Stato di Brescia. Reg. Duc. n. 15, f. 113).
Altre notizie sui trombetta comunali vedasi al cognome Rizzetti Giampietro.
Trombettiere-Trombetta comunale: Enc. Bs.; 58 p. 11;
- G. Bignami, Storia della musica in Brescia, t. II cap. III (Trombetta comunale)

 

 

Da un gruppo di musicisti di chiara fama quali: Oliverino Trussus, Francesco dell'arpa, Antonio da Gussago ed altri, venne eletta a Brescia nel 1508 una commissione composta da Avogadro Matteo, Gaetani Antonio e Robertì Benedetto con il compito di 'vedere ed examinare tutti quelli che di tal cosa fanno professione et de tutto quello numero elezere quelli che saranno più' perfetti ed de essi fare uno consortio et compagnia', fare cioè una specie di albo professionale di musicisti abilitati a suonare in città, e questo su precisa supplica degli interessati per l'invadenza di molti suonatori forestieri e di mediocre capacità. Riportiamo le date di alcune delibere che riguardano questo argomento:
1508, 26 febbraio, prima deliberazione.
1508, 12 dicembre, confermata la delibera del Consiglio Generale. 1 tre suddetti di cui sopra sono autorizzati a dar licenza professionale;
1517, 23 dicembre, possono suonare nelle feste natalizie solo con licenza dei deputati eletti dal Consiglio Generale.
1520, 12 dicembre, i suonatori vogliono fare un loro paratico (ossia corpo) o scuola o unione.
1533, 4 aprile, i suonatori sono molto cresciuti di numero. Funzionavano sempre però i deputati «ad approbandum sonatores».
1548, 27 marzo, possono suonare soltanto gli approvati in feste nuziali, mattinate, processioni, festività, ecc.
1562, 18 dicembre, altra delibera identica alla precedente (anno 1548).
(Vedi anche al nome Martinellus de Foresti).

 

La terra bresciana, sebbene non più come nel secolo XIX e inizio XX, periodo d'oro per l'espansione dei cori, pullula ancora di numerose realtà corali perlopiù legate a istituzioni ecclesiastiche. In alcune località si contano ancor oggi sino a 6-7 realtà corali diverse.... Nulle o quasi quelle promosse da istituzioni civili o Enti, molte invece quelle autonome sorte su iniziative amatoriali di cantori o maestri..... Difficile redigere un censimento completo dei cori della provincia nonostante il tentativo attuato dalla stessa Provincia di Brescia e solo in parte utilizzabile si CDROM, v. (i cori censiti sono effettivamente molti di più rispetto a quelli messi sul supporto informatico). Assente una inventariazione ufficiale delle realtà corali legate a istituzioni ecclesiastiche, tuttavia deducibile, sebbene non sempre attendibile, dall'Annuario della Diocesi di Brescia. Ancor più difficile venire a conoscenza dei cori amatoriali indipendenti sparsi nella provincia..... I cori amatoriali essendo spesso frutto di personale iniziativa capita che nascano e muoiano nel giro di un breve tempo....
Nel presente inventario, oltre ai cori tramandatici dalla storia ed ora non più attivi, abbiamo tentato di raccogliere i dati attualmente disponibili dalle fonti ufficiali elencando in ordine di località le varie realtà corali della provincia-diocesi bresciana indipendentemente dalla loro natura, finalità e repertorio. Va da sé che non sono presenti tutti i cori. Alcuni sono solo citati, di altri è stato possibile rintracciare una breve storia. E' nostro desiderio che anche in questa sezione del portale la collaborazione dei lettori ci venga incontro a sopperire le lacune e deficienze del presente elenco...
Di alcune corali sono stati riportati più curriculum a testimonianza della loro storia, evoluzione e attività artistica.

Ci piace far rilevare come Salò abbia dato molti musicisti di valore, fin dai tempi più antichi, e che le famiglie maggiormente colte riguardavano la musica come un ramo della educazione familiare. Ebbe Salò, nel XVIII secolo, un pubblico teatro che sorgeva - a quei tempi - sulla piazza Barbara (ora Vittorio Emanuele) sull'area dove presentemente vi è il palazzo della locale Banca Popolare; anticamente tale fabbricato era la sede della «Accademia degli Unanimi». Questa accademia favoriva la musica promuovendo spettacoli ed altro, e fin dalla sua fondazione - sec. XVI - si susseguivano pubblici concerti eseguiti da filarmonici salodiani, non disdegnando gli stessi accademici di scrivere cantate per musica nelle solenni ricorrenze. (Pare però che il fabbricato citato non fosse proprio la sede, ma fosse solo di proprietà della istituzione nominata).

 

Drammaturghi bresciani: B.;
Musica da Camera: Enc. Bs. t. X p. 112;
Musica leggera: Enc. Bs. t. X p. 112 (molti nomi da riportare)
Musica nella stanza: Enc. Bs. t. X p. 114
Musica proletaria: Enc. Bs. t. X p. 114
Musica sacra: Enc. Bs. t. X p. 114
Musica sociale bresciana: Enc. Bs. t. X p. 116
opera lirica: Enc. Bs.;
operetta: Enc. Bs.;