Bertani Lelio de Mericijs (Brescia, 1554-ivi, 1612 altri 1624 [ICCU: 1550-1620]). Compositore e maestro di Cappella nel Duomo di Brescia dal 1573 al 1598, e nel Duomo di Padova dal 1598 al 1604. Secondo il Gerber, seguito dal Fétis, dall'Eitner, dal Valentini e da altri, il Bertani sarebbe nato infatti nella prima metà del 1500 (per alcuni, nel 1525) e morto nel 1600 circa. In realtà questa datazione sembra il frutto di un grosso equivoco, quello cioè di aver interpretato l'anno 1600, data posta all'inizio di un breve profilo del Bertani fatto da uno storico contemporaneo - Ottavio Rossi - come data della sua morte e di averne fissato la nascita al 1525, basandosi sulla notizia fornita dal Rossi stesso che il Bertani sarebbe morto attorno ai settanta anni. Il Guerrini e il Casimiri sostennero invece - in base alla conoscenza diretta di documenti originali - che nel 1588, quando era già maestro di cappella del duomo di Brescia, il Bertani aveva trentaquattro anni e quindi si doveva spostare la data di nascita all'anno 1554 e, di conseguenza, quella di morte al 1624 circa. Quanto all'anno della morte s'accorda con Ottavio Rossi, con il Peroni, e con Francesco Florimo. Secondo il Bignami risulta invece che è nato nel 1554 e morto nel 1612. Nella polizza d'estimo (BRq. Fald. n. 18 anno 1588) si legge: «In citadella Vechia (1588) Poliza de mi Lelio di Bertani maestro di capella della chiesa cathedrale di bressa di beni de mad. Cecilia mia consorte a me datti in dote: io Lelio d'eta anni 34 Cecilia mia consorte d'anni 40 Tengo una massara alla quale do di salario all'anno L. 24 (ecc.)». La data giusta della sua morte la ricaviamo dal «Libro Primo delle Memorie Generali» (Diario dal 1600 al 1620) di Giovanni Battista Bianchi, dove alla data 5 settembre 1612 si legge: «Medesimamente in questo anno muore il Sig. Lelio Bertani nostro Concittadino e primo musico dell'Italia». Quindi sono tutte errate le date segnate dal Peroni, Valentini, Rossi, Florimo. Egli è rammentato da tutti gli scrittori bresciani, ma Ottavio Rossi ne fa speciale elogio: «Nissuno al par di lui ebbe l'orecchio pronto nel saper conoscere, et rimettere i difetti de' musici: et nissuno maggior maestà nel comporre una musica piena, di quelle nelle quali risplende la maestà congionta col mirabilissimo effetto di Sinfonia». Fu maestro di cappella nella Cattedrale di Brescia, e non si sa qual fu il dispiacere avuto in patria che lo spinse ad allontanarsi da essa. Recatosi presso la Corte del Duca Alfonso di Ferrara, questi lo accolse e rimase talmente soddisfatto del suo talento, che gli regalò una collana d'oro di cinquecento scudi. L'Imperatore Rodolfo lo invitò presso di sè per eleggerlo capo dei Musici, ma egli preferì accettare l'invito del Vescovo di Padova, rimanendo al suo servizio per vari anni. Il 3 novembre 1598 Lelio Bertani veniva nominato maestro di Cappella nella cattedrale di Padova (Arch. Capitolare, f. 106): « ... habito sermone circa magisterium capelle vacans per obitum d. Musti a tanto tempore, quod necesse est provisionem facere de aliquo idoneo magistro, et habilis multis considerationibus circa personam d. Lelij Bertanj excellentissimi in arte, fuit propositum partitum infrascriptum: Vacante per morte de ms. Gio. Batta Mosto il magisterio di capella della chiesa, et havendossi havuto ottima relatione sulla sufficientia et valore de Ms. Lelio Bertani Bressiano. Vada parte chel sudeto Bertani sia condutto per mastro de capella della nostra chiesa con sallario de ducati 200 all'anno da L. 6. ss. 4 per ducato. Cento e diese de' quali paghi la sagrestia e gli altri 90 il Seminario, assignandoli anco una casa de quelle del Capitolo per sua habitatione, et sia condutto con tutti li carichi et oblighi che suol havere il mastro di cappella per anni tre, dovendo principiarli il sallario quel giorno che il arà principiù a servire. Capta de omnibus» (ecc.). Il 6 luglio 1604 il Bertani rinunciava a tale carica (Acta Capitul. f. 273 v.): « ... comparuit Dominus Paulus Fiumenegro capellanus cantor ecclesie cathedralis paduane et nomine domini Lelij Bertani magistri capellae dictorum dominorum canonicorum et ipsis dominis canonicis eius nomine renunciavit magisterium et petijt ipsam renunciationem per ipsos dominos canonicos acceptari cum bona gratia (ecc.)». Ritornò in patria già vecchio e passò all'altra vita nel 1612; fu sepolto nella chiesa di S. Nazaro, lasciando il suo patrimonio ai poveri. I conti Gambara, patroni della chiesa collegiata di Verolanuova, loro feudo, vi mantenevano anche la cappella musicale (della quale però non si ha che delle notizie frammentarie). Per rinnovare nuove musiche da far eseguire dalla loro cappella, o da mandare in omaggio, ricorrevano spesso ai più celebri musicisti bresciani, la cui fama si diffondeva anche in altre province; la lettera che riportiamo diretta dal Bertani ai Conti Gambara ne è una chiara prova: «II.mo Signore et Padron mio sempre osservando. Mando a V.S. III.ma il "Laudate pueri" che mi comandò ch'io facessi per mandare a Reggio et m'iscuso della tardanza, la quale è ben proceduta dalle mie occupationi ma anco dal volere per il presente Sig. Giovan Maria Amico mio carissimo, che molti dì sono doveva venire costi per suoi rispetti ad adottarsi. V.S. Ill.ma mi commandi di nuovo ch'io vederò ch'ella mi trovi più sbrigato et più presto ad obbedire a suoi commandamenti. Questo potrebbe haver bisogno del favore e protettìon di lei nel negotio suo, s'ella si degnerà d'aiutarlo, come suole tutti i virtuosi, io gliene resterò perpetuamente obbligato, essendo egli la più cara persone ch'io habbia in queste partì, Dio conceda a V.S. III.ma il compimento d'ogni suo desiderio, et la felicità sempre con tutta l'Ill.ma sua Chiesa, ch'ìo con questo fine riverente le bacio le mani. Di Padova il 24 di luglio 1600. Di V.S. III.ma servitore devotissimo per sempre Lelio Bertani». E sulla lettera la seguente dicitura: «All'Ill.mo Sig.r et Padron mio Colend. Il Sig.r Conte Francesco Gambara ‑ a Bologna». Il Bertani prese parte ad una gara musicale svoltasi nel 1588, a cui aderirono molti musicisti celebri fra i quali: Cavaccio Gìovanni, Gastoldi Giacomo, Marenzio Luca, Ingegneri Marc'Antonio, Virchi Paolo, Striggio Alessandro, Nanino Giovanni Maria, Zoilo Annibale, Morsolino Antonio, questo ultimo ebbe anche l'incarico di raccogliere le composizioni dei vari concorrenti; si trattava di musicare un madrigale composto dal Martinengo il cui testo era il seguente: 'Ero così dicea ch'era 'l suo Amor nell'acqua, et ell'ardea. Onde lucenti e chiare Che le candide membra, e '1 vago viso  Dolce baciate del mio bel Narciso; Ite superbe al Mare, Che si ricco tesor, si care spoglie,  Il vostro grembo accoglie; Ch'andrei superba anch'io Se tenessi qual voi l'Idolo mio'. Non ci è dato di sapere chi vinse e se i madrigali vennero eseguiti in presenza di invitati. Tutti i madrigali furono a quattro voci, undici per soprano‑contralto-tenore e basso, due per soprano-mezzo soprano-contralto-baritono, uno per due soprani-contraltotenore, uno per due soprani-contralto-baritono, due per soprano-mezzo soprano-contralto‑tenore. Come si vede il gioco delle sonorità ottenuto con il differente impiego dei timbri vocali ha una importanza varia ed attraente, e offre elementi di vero interesse per lo studio delle estensioni delle voci e degli effetti ricavati dalla fusione dell'insieme. Tale raccolta di madrigali porta il seguente titolo: L'amorosa Ero Rappresentata dai più Celebri Musici d'Italia Con l'istesse parole E nel medesimo tuono, In Brescia, Appresso Vincenzo Sabbio, MDLXXXVIII, e porta, fra l'altro, la seguente lettera dedicatoria (esistente nella Biblioteca Vallicelliana in Roma) al bresciano conte Martinengo ideatore della gara musicale: «All'Ill.mo Sig. Mio Patron Colendissimo Il Signor MARC'ANTONIO MARTINENGO Conte di Villachiara, et Cavalliero del Ordine del Re Christianissimo. Io conoscevo bene, che questo piccolo dono, poteva essere poco grato a V.S. Illustrissima, così per la sua picciolezza; non essend'altro che una semplice raccolta di fatiche altrui, come per la poca proportione, che come puro soggetto Poetico e Musicale, ha con esso lei, vissuta sempre, e nata, a' maneggi de Principi, e de Corti, a' Governi de Provincia, e a Generalati d'eserciti. Nè haverei preso ardire di offerirlo a V.S. Illustrissima se da lei non mi fosse stato dato, col vedere con quanto suo gusto, ella questi-mesi passati vestisse di Musica un suo leggiadrissimo Madrigale, e lo facesse vestire al virtuosissimo, e tanto suo, il sig. Lellio Bertani, dalla cui felice riuscita, ella prese poi animo, e risolutione, che i più celebri Musici d'Italia ne facessero il simile, come hanno fatto con singolar lode loro, e soddisfattione di V.S. Ill.ma per ordine della quale io avendoli io ricevuti, e uniti, ho creduto essere bene, acciocchè tanta bellezza non venisse a smarrirsi, a darne parte al mondo, come di cosa di unica inventione, e di raro esempio, indrizzandola a lei, cagione dell'esser suo, e intelligentissima de le due professioni non meno che amatissima de' meritevoli professori. Supplicola a' degnarsi di -ricevere questo minimo segno dell'infinita mia devozione verso di lei, chè a me darà almeno, se a lei non accrescerà di gloria; e con ogni humiltà le bacio le Illustrissime mani, con pregare il Signore, che con lunga e felice vita, le conceda il desiato fine dei suoi gloriosi desideri. Di Brescia, li IIII Maggio MDLXXXVIII. Di V.S. Ill.ma, Humilissimo e obbligatiss. servitore perpetuo. ANTONIO MORSOLINO». Una canzone spirituale di Lelio Bertani la si trova in un prezioso codice della Biblioteca Queriniana di Brescia (L. IV, 99). Questo codice manoscritto, con frontespizio a stampa e rilegato in pergamena proviene dal convento francescano di S. Giuseppe in Brescia, soppresso nell'anno 1866, ma che apparteneva ai Minori Osservanti fin dal 1520. Il titolo è il seguente: «Canto di Canzonette e madrigaletti spirituali a 2 e 3 voci d'autori diversi Libro VIII. Mich. Pazius scribebat Parmae anno 1610». Il codice contiene 65 composizioni, in latino ed italiano, e sono mottetti, canzonette, madrigali di vari autori del Cinquecento; alcuni sono noti musicisti, altri sono nomi sconosciuti di compositori di un certo valore, ma che non ebbero la fortuna di una citazione nella storia della musica, e nemmeno in qualche dizionario biografico di musicisti. In ogni modo questo codice è interessantissimo e merita uno studio particolare, che in questa sede purtroppo non possiamo fare. La canzone del Bertani porta per titolo: «Gesù mio sol», ed ha il n. 33. Lelio Bertani è ricordato con Baccusi, Croce e Monte (per la composizione «Diporti della Villa in ogni stagione», 1601) nell'opera «The Italian Madrigal», vol. I', pag. 459, di Einstein (B.).
Il Bertani visse comunque per molti anni nella sua città natale, e qui compì gli studi musicali e fu allievo di G. Contino (maestro di cappella nel duomo di Brescia per lungo tempo, poi passato al servizio del duca Guglielmo di Mantova) nella fiorente scuola musicale dallo stesso Contino fondata in Brescia, eccellendo sugli altri scolari insieme con Luca Marenzio. Dopo la morte del maestro nel 1574, il Bertani gli succedette come maestro di cappella nel duomo, rimanendo in questa carica forse fino al 1590, certamente oltre il 1585, come si può dedurre dal frontespizio delle sue prime opere. In questi anni si dedicò all'insegnamento (tra gli altri, ebbe come allievo Santino Girelli) e alla pubblicazione di quelle poche opere, delle molte che scrisse, che sono rimaste in forma completa, e cioè Il primo libro de Madrigali a cinque voci…, P.M. Marchetti, Brescia 1584 (dedicato al conte M. A. Martinengo); Il primo libro de' Madrigali a sei voci…, A. Gardano, Venezia 1585 (dedicato al duca di Ferrara: comprende venti composizioni, delle quali l'ultima è a 12 voci); Madrigali spirituali a tre voci…, V. Sabbio, Brescia 1585 (dedicati ai gesuiti di S. Antonio in Brescia: dieci madrigali sono del Bertani e undici di C. Antegnati). Citata solo dal Fétis e dal Valentini è un'altra opera del Bertani, Sonetti a cinque voci, stampata a Venezia nel 1586: si deve però, quasi certamente, trattare della raccolta Corona di dodici sonetti a cinque voci di G. B. Zuccarini…, A. Gardano, Venezia 1586, nella quale figurano due sonetti del Bertani. Nel 1586 o al più tardi nel 1587 il Bertani prese parte a una gara musicale promossa dal conte M. A. Martinengo (di cui egli era "virtuoso di camera"), che, dopo aver scritto il testo e la musica di un madrigale, aveva invitato il Bertani e i più rinomati musicisti del tempo (fra i quali L. Marenzio, R. Giovannelli, G. M. Nanino, A. Striggio) a porlo nuovamente in musica. I diciotto madrigali sull'unico testo furono poi raccolti da A. Morsolino e pubblicati nel 1588 a Brescia, per i tipi di V. Sabbio, sotto il titolo 'L'Amorosa Ero' rappresentata dai più celebri musici d'Italia con l'istesse parole e nel medesimo tuono, ma s'ignora chi riuscisse vincitore della gara e se ci fosse un premio. Comunque, la permanenza del Bertani a Brescia sembra non essere stata particolarmente felice: anzi, secondo O. Rossi, si svolse "con fortuna ingrata". Disgustatosi infatti, non si sa per quale motivo, con la sua città, il Bertani passò al servizio della corte di Ferrara dove il duca Alfonso, in segno di ammirazione, gli fece dono di una splendida collana da 500 scudi. La fama della sua arte e l'eco delle sue opere doveva nel frattempo essersi sparsa per tutta l'Europa se, verso la fine del secolo, l'imperatore Rodolfo gli offrì il posto di maestro dei cantori alla corte di Vienna: ma il Bertani rifiutò quell'invidiabile proposta e preferì passare, il 22 nov. 1598, al servizio del vescovo di Padova come maestro di cappella del duomo, succedendo a G. B. Mosto. Presso il vescovo di Padova il Bertani rimase, assai stimato, fino al 6 luglio 1607, quando chiese di rinunciare al suo magistero, pregando che "ipsam renunciationem per ipsos dominos canonicos acceptari cum bona gratia" (Padova, Archivio Capitolare, Acta, anno 1604, f. 273 v). Celebrato ormai da tutti i contemporanei, famoso in Italia e all'estero sia come musicista sia come insegnante, tornò a Brescia, dove morì a settanta anni, nel 1624, circa, dopo aver trascorso gli ultimi anni della sua vita in grande tranquillità, facendo dono delle sue composizioni "alle Chiese più devote" e bisognose, e lasciando infine tutto il suo patrimonio ai poveri. Accomunato in questo al destino di tanti altri musicisti del suo tempo, la morte del Bertani segnò l'inizio dell'oblio che doveva avvolgere la sua opera sino ai nostri giorni; e questo non tanto perché il tempo abbia ridimensionato il valore della sua opera, ma perché le sue musiche andarono confuse in quell'immenso patrimonio musicale tramandatoci dall'epoca del madrigale italiano. Pure, per la dolcezza dello stile, la sapiente padronanza della tecnica, la maestà dei suoi accorgimenti armonici e contrappuntistici, il Bertani potrebbe ancora essere acclamato, secondo l'espressione del Rossi, "per maraviglioso", come durante la sua vita. La fortuna del Bertani è testimoniata anche dal fatto che sue composizioni furono incluse nelle più famose collezioni di madrigali del tempo, accanto a quelle di un Marenzio, di L. Luzzaschi, di G. e A. Gabrieli, di C. Merulo, di A. Striggio, di O. Vecchi, di M. A. Ingegneri e infine del Palestrina. Tra le più importanti si ricordano: Il Lauro Secco. Libro primo di Madrigali a cinque voci di diversi autori…, V. Baldini, Ferrara 1582, 1596; De Floridi Virtuosi d'Italia il Primo Libro de Madrigali a cinque voci, G. Vincenzi & R. Amadino, Venezia 1583, e Secondo Libro, ibid. 1585; I Lieti Amanti. Primo Libro de madrigali a cinque voci…, ibid. 1586; Musica Transalpina. Madrigales translated of foure, five and sixe partes, chosen out of divers excellent Authors…, N. Yogge, London 1588; Dialoghi musicali de diversi eccelientissimi autori a sette, otto, nove, dieci, undeci & dodeci voci…, A. Gardano, Venezia 159o, 1592, 1594; Il Trionfo di Dori descritto da diversi, et posto in Musica, à Sei voci, da altretanti Autori, ibid. 1592, 1596; Il Terzo Libro delle Fiammelle amorose di Antonio Mortaro di Brescia. A tre voci, R. Amadino, Venezia 1592, 1596; Florindo, e Armilla canzon pastorale ornata di musica da diversi… & con altri Madrigali nuovamente posta in luce. A cinque voci, ibid. 1593; Madrigali pastorali à Sei voci intitolati Il bon bacio, A. Gardano, Venezia 1594, 1600 e 1604; Il Paradiso musicale di madrigali et canzoni a cinque voci…, P.Phalesio, Anversa 1596; Vittoria amorosa de diversi authori a cinque voci…, G. Vincenti, Venezia 1596; I Diporti della Villa in ogni stagione spiegati in quattro canzoni dall'Ill. S. Francesco Bozza… et posti in musica da diversi autori a cinque voci…, A. Gardano, Venezia 1601; Ghirlanda di madrigali a sei voci… di diversi eccellentissimi autori de nostri tempi, P.Phalesio, Anversa 1601; Sonetti Novi di Fabio Petrozzi… sopra le Ville di Frascati, et Altri posti in musica, a cinque voci da diversi eccellenti Musici…, G. B. Robletti, Roma 1609 (Enciclopedia Treccani).

Opere:
- Madrigali a 5 voci, libro I, Brescia, Marchetti, 1584
- Sonetti a 5 voci (stampati a Venezia nel 1586 e 1609)
- Madrigali a sei voci, libro I, Venezia, Gardano 1585 (uno di questi madrigali fu inserito da Hubert Waelrant nella raccolta pubblicata con il titolo di «Synphonia Angelica», Lovanii Petrus, Phalesius 1555); rist., Venezia, Gardano, 1607.
- Sonetto a cinque voci in, Corona di dodici Sonetti di Gio. Battista Zuccarini, alla Gran Duchessa di Toscana, posta in musica da dodici eccellentissimi autori, a cinque voci, Venezia, Gardano, 1586.
- Tota pulchra, per doppio coro a 4 v. in P. Lappi, La Terza, Venezia, 1607 (v. R. Crosatti, Magnificat, cit., p. 69)
- Altri madrigali vennero pubblicati in varie collezioni-antologie (v. 51 e biografia più sopra))
- v. anche 17; 51; ICCU musica.

Fonti: V.; B.; Enc. Bs.; Enc. Bs. in ‘organo’ p. 107; C. pp. 137, 180, 190, 255 ss., 350, 351; 6; 7a; 8 p. 48; 11 I p. 122; 12; 17; 25 pp. 245, 247; 29 IV p. 82; 44; 52; 60; O. Rossi, Elogi di Bresciani illustri, Brescia 1620, pp. 491 s.; L. Cozzando, Libraria Bresciana, I, Brescia 1694, p. 153; G. Gaspari, Catalogo della Biblioteca del Liceo musicale di Bologna, III, Bologna 1893, pp. 27, 29 s., 38, 40, 42, 44, 133, 204, 247; P. Guerrini, G. Contino di Brescia, in 'Note d'archivio per la storia musicale',I (1924), 2, pp. 130 s., 142; Id., Per la storia della musica a Brescia…, ibid., XI (1943), 1, pp. 1, 9; A. Anzellotti, Una gara musicale…, ibid., 3-4, p. 226; R. Casimiri, Musica e musicisti nella cattedrale di Padova, ibid., XVIII (1941), 1, pp. 117 ss. e XIX (1942), 1-2, pp. 87 ss.; A. Einstein, The Italian madrigal, I, Princeton 1949, p. 459; I diporti della villa in ogni stagione di F. Bozza posti in musica a cinque voci da diversi famosi autori, a cura di S. Cisilino, Milano 1961, pp. IX, 34-60; E. L. Gerber, Neues historisch-biographisches Lexikon der Tonkünstler, I, Leipzig 1812, coll. 371 s.; R. Eitner, Bibliographie der Musiksammelwerke des XVI. und XVII. Jahrhunderts, Berlin 1877, pp. 414 s.; A. Weissenback, Sacra Musica-Lexikon der katholischen Kirchenmusik, Klostenburg bei Wien 1937, p. 33; C. Sartori, Bibliografia della musica strumentale italiana, Firenze 1952, p. 69; The British Union-Catalogue of early music printed before the year 1801, London 1957, p. 103; R. Eitner, Quellen-Lexikon der Musiker, II, Graz 1959, p. 2; E. Vogel, Weldichen vocalmusik Italiens…(1892), Hildesheim 1962, I, pp. 90 s.; II, passim; F. J. Fétis, Biographie universelle des Musiciens, I, Bruxelles 1963, p. 381; Enciclopedia della Musica Ricordi, I, Milano 1963, p. 251; Elio Durante-Anna Martellotti, Le canzonette a tre voci di G. Paratico, Firenze, S.P.E.S. 2002, p. XXIV ss.; DEUMM; DBI; INTERNET.


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